Bnp Paribas IP, restiamo sovrappesati sui mercati azionari internazionali

MERCATI AZIONARI IN RIALZO – I mercati azionari generalmente hanno registrato dei rialzi, sospinti dai dati economici positivi in particolare negli Usa e dagli ultimi risultati reddituali diffusi dalle imprese statunitensi. I profitti realizzati dalle imprese, spiega Laura Tardino, strategist di Bnp Paribas IP, nella strategia settimanale diffusa dal gruppo, sono stati meno incoraggianti in Europa, tuttavia riteniamo che il miglioramento della crescita, l’inflazione bassa e i tassi d’interesse modesti dovrebbero contribuire a delineare un contesto positivo per le azioni anche nel Vecchio Continente. I dati rilevati dal rapporto sul mercato del lavoro negli Usa rappresentano un buon esempio di notizie favorevoli, che lasciano prevedere un rafforzamento della crescita. Il notevole aumento dell’occupazione, infatti, dovrebbe incoraggiare i consumi e l’incremento delle vendite delle società, mentre le retribuzioni orarie non hanno registrato pressioni al rialzo. Pertanto, abbiamo mantenuto invariata la posizione sovrappesata nei mercati azionari internazionali. Le tensioni geopolitiche rappresentano un rischio che stiamo seguendo da vicino, ma l’allocazione degli attivi è rimasta invariata. Manteniamo dunque un sovrappeso in Europa nel segmento delle obbligazioni societarie high-yield e nel settore immobiliare. Per quanto riguarda il settore obbligazionario, riteniamo che i rendimenti siano troppo bassi in Germania, ma non ipotizziamo un rialzo in tempi brevi, poiché è probabile che la domanda di investimenti rifugio persista.

USA: NUOVI DATI CONFERMANO LA FORZA DELLA CRESCITA
– I dati congiunturali pubblicati hanno fornito nuove conferme di una forte ripresa dell’attività economica rispetto alla debolezza del primo trimestre. Nell’ambito delle indagini condotte dall’ISM (Insitute for Supply Management) spiccano i nuovi ordinativi, soprattutto nel settore dei servizi. Il rapido miglioramento degli indici ISM induce a ritenere molto probabile un rafforzamento della crescita nel secondo trimestre, sostenuto dall’aumento dei consumi. Inoltre, il tasso di cambio effettivo del dollaro si attesta ancora su livelli storicamente bassi, e ciò dovrebbe consentire alle esportazioni di continuare a crescere. Per quanto riguarda gli aspetti positivi, c’è da segnalare che il tasso di disoccupazione è sceso al 6,3%, ma tale andamento pare piuttosto riconducibile alla debolezza del mercato del lavoro: il tasso di partecipazione, infatti, è crollato al livello più basso dal marzo del 1978. Fortunatamente vi sono ancora ampi margini in questo mercato che impediscono pressioni sui salari e sui prezzi al consumo. Ad ogni modo questa situazione deve essere seguita con attenzione: un inasprimento dei tassi da parte della Federal Reserve, infatti, potrebbe arrivare prima del previsto ma anche con un ritmo più lento.

ZONA EURO: LA COMMISSIONE EU CORREGGE LE STIME DI CRESCITA
– Nelle previsioni pubblicate questa primavera, la Commissione europea ha abbassato il dato relativo alla crescita del PIL nell’area dell’euro. Tale riduzione è riconducibile al calo delle attese d’inflazione. Riteniamo che la crescita potrebbe risultare più elevata quest’anno. L’accelerazione della crescita, che sta favorendo un ampliamento dell’occupazione, potrebbe consentire una graduale diminuzione del livello del debito degli Stati membri nel corso del 2015.  In marzo, il tasso di disoccupazione nell’area dell’euro è rimasto invariato, mentre in Germania ha registrato una flessione abbastanza rilevante. Il vigore dell’economia nel primo trimestre, tuttavia, potrebbe spiegare l’indebolimento delle commesse industriali, che forse hanno risentito anche del rallentamento della crescita in Cina e in Russia. In prospettiva, tuttavia, il miglioramento dell’attività economica nell’area dell’euro, nel Regno Unito e negli USA dovrebbe sostenere le esportazioni tedesche. A nostro avviso, la BCE ha un compito difficile. Un’inflazione inferiore all’obiettivo fissato dalla banca centrale potrebbe rendere l’economia vulnerabile al rischio di una deflazione. Un intervento per scongiurare questa eventualità potrebbe essere prudente, ma è possibile che la BCE attenda per verificare se l’economia si sta avviando verso un pieno recupero.

MERCATI EMERGENTI: PMI IN CALO, MA L’EXPORT FA BEN SPERARE – L’indice PMI manifatturiero ponderato per il PIL elaborato dai nostri esperti per i mercati emergenti è sceso sotto quota 50 per la prima volta dal luglio del 2013. A nostro avviso tale andamento indica una crescita economica in sotto tendenza. Le flessioni in Russia, Polonia e Turchia molto probabilmente sono riconducibili alle tensioni geopolitiche, mentre i paesi esportatori di materie prime – come Brasile e Sudafrica – potrebbero aver risentito del rallentamento della Cina. È possibile che la frenata dell’economia cinese abbia penalizzato anche la Corea e Taiwan, che potrebbero avere risentito anche delle prospettive di un indebolimento dell’attività economica in Giappone. Gran parte del recente calo delle esportazioni dei paesi emergenti può essere attribuito agli andamenti economici in Cina. In particolare, questa contrazione dell’export potrebbe essere attribuita alla temporanea instabilità della domanda a cavallo delle festività per il nuovo anno in Cina ed a effetti base negativi, ma anche escludendo la Cina, le esportazioni hanno registrato solo un lieve aumento negli ultimi otto mesi. In definitiva, vi è qualche barlume di speranza, ma è troppo presto per dire se le economie dei paesi emergenti hanno raggiunto il punto di svolta.