PARLA GIOVANNI PAPINI – Rendimenti, dividendi, cedole, yield, income. I termini utilizzabili sono molti, la richiesta una. E chiara: ritorni sull’investimento costanti e possibilmente sostanziosi. È questa l’esigenza principale che tutti gli intermediari hanno espresso nel 2014 alle case di gestione. Ma forse l’analisi dei bisogni di questi ultimi necessita di qualche expertise in più rispetto alla sola competenza professionale che serve per costruire un’asset allocation accurata. È Giovanni Papini, a.d. di Ubs Global Asset Management (Italia) sgr, ad affrontare l’argomento. Il gruppo fa partire un roadshow in sei tappe il 19 novembre a Roma, che finirà a Milano il 4 dicembre con la presentazione del Market Outlook 2015. Titolo, “Il viaggio conta. Consigli e strumenti per rendere il percorso dell’investitore più confortevole”.
Innanzitutto, come è stato il 2014 di Ubs Global AM in Italia?
Avevamo un obiettivo complessivo di raccolta di un miliardo circa e, salvo sorprese, dovremmo attestarci sopra questa soglia per la fine dell’anno. Il risultato raggiunto è tra l’altro caratterizzato da un giusto mix di diversificazione su una pluralità di prodotti e di canali distributivi. Le reti di promotori e le banche private hanno ovviamente avuto la parte del leone in questa dinamica. Ci ha premiato sicuramente l’ottima performance di alcuni dei nostri prodotti più coerenti con i bisogni attuali degli investitori ma, non di meno, un crescente riconoscimento della nostra capacità di fornire validi strumenti per la consulenza e di essere sempre innovativi con la nostra gamma, sempre più caratterizzata dall’elevata capacità di generare alpha sia in ambito azionario che obbligazionario, ma anche dall’efficacia dei nostri prodotti flessibili “unconstrained”, trasversali a tutte le asset class.
Dal vostro osservatorio, quali richieste sono emerse più di recente dalle reti di distribuzione?
Siamo in una fase di transizione e di rotazione dei mercati, tale da non far dormire sogni tranquilli a buona parte dei nostri clienti. Quello che un asset manager deve fare è assistere i consulenti con professionalità e accuratezza, accompagnandoli verso un progressivo riassetto dei portafogli. I clienti ci chiedono come sia possibile conservare un profilo di rendimento ancora sopra il 4-5% senza eccedere una volatilità tipicamente obbligazionaria. Ma ci chiedono anche di ridurre la frequenza e la dimensione delle eventuali perdite, con tempi di recupero sempre più rapidi. Questo si sposa ogni giorno di più con la filosofia dei nostri prodotti “unconstrained”, che cercano di creare dei profili di rendimento asimmetrici, di ottenere un buon grado di decorrelazione e, in particolare, di ridurre la volatilità. Un’altra richiesta costante da parte delle reti, così come degli investitori finali, è quella “storica” dei flussi cedolari: come arricchirli, come stabilizzarli e come renderli coerenti con le specifiche esigenze del singolo cliente. Questi sono alcuni dei temi che affronteremo nel corso del nostro roadshow autunnale. Nel prepararlo abbiamo messo a punto una nuova formula, che vede al centro uno speaker esterno al mondo dell’asset management: il tutto per rendere ancora più esplicita una nostra forte convinzione.
Che genere di convinzione? Ci spieghi.
Dobbiamo far evolvere il nostro approccio. Per essere davvero vicini ai clienti, in mercati sempre più difficili da interpretare e prevedere nel lungo periodo, e in una situazione di concorrenza accanita, le fughe verso i tecnicismi non aiutano. È necessario attrezzarsi per offrire un’assistenza più articolata e, soprattutto, che vada più in profondità. Le performance, certo, continuano a essere essenziali, ma a fare la differenza continuerà a essere la capacità di porre al centro il cliente, i suoi obiettivi e i suoi bisogni. E sono questi ultimi – prima di tutto – che devono essere interpretati correttamente. Per arrivare a questo traguardo, il consulente deve essere in grado di comprendere i comportamenti e le paure dei suoi clienti, offrire loro il supporto adeguato che, solo alla fine, si tramuta in una modifica o in una conferma dell’asset allocation dei prodotti in portafoglio, grazie alla presenza di soluzioni coerenti con i bisogni emersi. Perché accompagnare il cliente alla destinazione finale dei suoi investimenti è certamente importante, ma quello che conta davvero è come ci arriva. Più il viaggio è confortevole, più il cliente/investitore alla fine sarà soddisfatto.