LA CORREZIONE CINESE – “Il mercato azionario cinese ha registrato una correzione importante in questo ultimo periodo, dopo l’incredibile rialzo visto da ottobre 2014 a giugno 2015 (+105%). L’economia reale, in rallentamento ma
ancora in crescita a un ritmo del 6,5%-7% in termini reali, non è stata il motore di questo rialzo. Né del recente crollo. Il rally dello scorso anno, che ha portato alla bolla di quest’anno, è imputabile principalmente a liberalizzazioni finanziarie, in particolare alla possibilità di indebitarsi per comprare titoli e all’apertura del Shanghai-Hong Kong connect. Da un punto di vista strutturale, la riduzione dell’indebitamento delle società del Paese incoraggiata dalle autorità ha portato le aziende a modificare il loro stato passivo, spostando il focus dal debito al capitale, alimentando un boom di ipo. Dopo aver alimentato il rally fino al momento in cui è diventato ovvio che fosse una bolla, le autorità cinesi hanno deciso di limitare il margin lending per farla ‘scoppiare’. Quello che stiamo vedendo oggi”. Così il commento di Eric Chaney (nella foto), head of research di Axa IM, sulla Borsa cinese.
ancora in crescita a un ritmo del 6,5%-7% in termini reali, non è stata il motore di questo rialzo. Né del recente crollo. Il rally dello scorso anno, che ha portato alla bolla di quest’anno, è imputabile principalmente a liberalizzazioni finanziarie, in particolare alla possibilità di indebitarsi per comprare titoli e all’apertura del Shanghai-Hong Kong connect. Da un punto di vista strutturale, la riduzione dell’indebitamento delle società del Paese incoraggiata dalle autorità ha portato le aziende a modificare il loro stato passivo, spostando il focus dal debito al capitale, alimentando un boom di ipo. Dopo aver alimentato il rally fino al momento in cui è diventato ovvio che fosse una bolla, le autorità cinesi hanno deciso di limitare il margin lending per farla ‘scoppiare’. Quello che stiamo vedendo oggi”. Così il commento di Eric Chaney (nella foto), head of research di Axa IM, sulla Borsa cinese. MERCATO ED ECONOMIA – “Il governo”, continua Chaney, “sta ora cercando di stabilizzare il mercato utilizzando un insieme di misure a volte non molto coerenti, forse perché non c’è un consenso ufficiale sul livello al quale il mercato si dovrebbe stabilizzare. Pensando al futuro, sorgono due domande: la più complessa, ma meno importante, è ‘quanto potrebbe scendere ancora il mercato?’. Quella invece più importante è ‘quale sarà l’impatto sull’economia reale?’. La nostra risposta alla prima è ‘forse di un ulteriore 20%’. Per quanto riguarda la seconda, crediamo che l’impatto nel breve sulla crescita del Pil possa arrivare a circa -0,3% nella seconda metà dell’anno, nel caso la reazione del governo cinese rimanesse cauta, e minore se decidesse di adottare stimoli fiscali e monetari più significativi per raggiungere i target di crescita”.
EFFETTO NEL LUNGO PERIODO – “Sappiamo anche che le autorità cinesi sono molto più attente a quanto accade nell’economia reale del Paese, con un impatto diretto su lavoro e welfare, che a quanto succede nei mercati azionari. Nel caso di un rallentamento superiore alle attese verrebbero varate rapidamente misure fiscali e monetarie di stimolo. Questo è il motivo per cui crediamo che un impatto complessivo del -0,3% sulla crescita del Pil per i prossimi due o tre trimestri sia il livello massimo che potremmo vedere. L’effetto più importante di questo crollo del mercato azionario sarà nel lungo periodo crediamo, nella misura in cui potrà influenzare le impressionanti riforme che la Cina sta intraprendendo, dalla liberalizzazione dei mercati finanziari, inclusa una graduale e fortemente controllata apertura del mercato dei capitali, alla creazione di meccanismi di welfare, alla trasformazione di un’economia manifatturiera in un’economia basata sui servizi. Rivedremo questi temi quando la polvere sollevata dallo scoppio di questa bolla si sarà posata”.