FLESSIONE CINESE – “Spesso all’inizio dell’anno gli investitori decidono di far fruttare i capitali, e dunque questo periodo è tradizionalmente positivo per gli attivi a maggior rischio. Tuttavia questa volta la tradizione è stata smentita: la forte flessione delle borse cinesi ha penalizzato tutti i mercati globali riportando in primo piano i fattori di rischio e sensibilità. Ad ogni modo, i nostri esperti ritengono eccessiva la brutta reazione dei mercati all’ultima pubblicazione del PMI manifatturiero in Cina”, fanno sapere Joost van Leenders, chief economist del team Multi Asset Strategy, e Colin Graham, cio e responsabile TAA, multi asset solutions di Bnp Paribas Ip.
LA CINA DETTA I TEMPI – “Nel primo giorno di contrattazioni di quest’anno, i mercati cinesi sono crollati dopo che l’inattesa flessione del PMI elaborato da Markit per il settore manifatturiero ha fatto sorgere dei dubbi sulla stabilizzazione dell’economia. Il PMI relativo ai servizi ha inviato segnali contrastanti, alimentando il dibattito – già molto vivace – sulla transizione in atto in Cina che sta trasformando un’economia trainata da manifattura ed esportazioni in un modello incentrato sui servizi per il mercato interno”, spiegano van Leenders e Graham. “Si tratta, comunque, di un processo graduale: in effetti il settore dei servizi ha guadagnato terreno, invece il contributo degli investimenti alla crescita del PIL è sceso nel corso del tempo, anche se tale andamento non è stato accompagnato da uno sviluppo dei consumi. A nostro parere queste tendenze sono destinate a continuare e gli interventi di stimolo fiscale e monetario dovrebbero riuscire a scongiurare una frenata troppo brusca dell’economia, mentre stanno emergendo primi segnali di miglioramento del ciclo economico. Intanto la spesa pubblica sta aumentando e il deficit di bilancio probabilmente sarà più alto quest’anno. Infine, le vendite e la produzione di autovetture hanno registrato un sensibile incremento, ed anche le transazioni immobiliari sono aumentate favorendo un rialzo medio dei prezzi nelle 16 città più importanti del paese. Ad ogni modo, il tonfo del mercato azionario non è da attribuire solo ai timori per la situazione macroeconomica: infatti, le vendite si spiegano anche con la scadenza venerdì del divieto di vendita di grossi quantitativi di titoli imposto per sei mesi ai principali azionisti delle società quotate, che potrebbe favorire nuove pressioni al ribasso. Inoltre, il renminbi si è rapidamente deprezzato negli ultimi giorni, accentuando il rischio di ulteriori deflussi di capitali, anche se l’intervento del governo sul mercato per adesso ne ha frenato il crollo. Ad ogni modo, malgrado la pubblicazione di un PMI dei servizi tutt’altro che entusiasmante, il mercato ha recuperato grazie alla notizia che il divieto di vendita temporaneo potrebbe essere sostituito da restrizioni di carattere strutturale”.
UN UTILE PROMEMORIA – “Questi andamenti dovrebbero rammentare agli investitori alcuni punti importanti”, aggiungono i gestori. “Le azioni cinesi sono volatili e le autorità di Pechino spesso hanno difficoltà ad accettare il libero gioco delle forze di mercato; le previsioni per l’economia cinese sono in chiaroscuro, caratterizzate da una certa stabilità congiunturale nel breve termine e da sfide strutturali in prospettiva; la Cina è importante per le piazze finanziarie mondiali: il tonfo di mercato ha provocato delle ripercussioni negli USA, in Europa, in Giappone e nei paesi emergenti; il forte deprezzamento della valuta cinese è negativo per il Giappone, la Corea del Sud e le altre economie asiatiche e potrebbe innescare delle reazioni attraverso misure politiche monetarie, in particolare in Giappone, dove la banca centrale potrebbe decidere di accentuare l’allentamento quantitativo, anche se le pressioni del governo sulla Banca del Giappone per stimolare l’economia sono si sono attenuate”.
FLESSIONE DEL PMI MANIFATTURIERO: DUBBI SULLA TENUTA DEI SERVIZI – ”Dopo la pubblicazione di quasi tutti i PMI manifatturieri, la media globale ponderata per il PIL elaborata dai nostri analisti è scesa al livello più basso degli ultimi due anni e mezzo. Questa flessione è riconducibile agli andamenti in Canada e negli USA, mentre il comparto manifatturiero dell’area dell’euro è andato meglio grazie al deprezzamento dell’euro. In Giappone, il PMI ha tenuto bene, ma sono stati registrati arretramenti in Cina, Hong Kong, India e Indonesia. I PMI sono migliorati in Corea del Sud e Taiwan malgrado l’indebolimento della produzione industriale e delle esportazioni in entrambi i paesi. Nel complesso, il livello medio del PMI manifatturiero dei paesi industrializzati è arretrato, mentre è rimasto invariato per il terzo mese consecutivo nei paesi emergenti”, aggiungono van Leenders e Graham. “I dati relativi ai PMI servizi pubblicati sinora meritano un’analisi attenta, in particolare per le flessioni negli USA, Francia, Australia, Russia e Cina. Gli indicatori basati sulle cosiddette “sorprese” – che misurano le differenze tra i dati economici reali e le previsioni prevalenti sui mercati – sono scesi sia negli USA che in Europa, mentre hanno tenuto meglio in Giappone e nei paesi emergenti. L’indice elaborato dai nostri analisti per le previsioni a brevissima scadenza segnala una crescita modesta negli USA nel quarto trimestre dell’anno scorso, riconducibile agli effetti negativi del ciclo delle scorte, alla frenata dei consumi ed al probabile peggioramento del commercio con l’estero. Questi dati deludenti dovrebbero incoraggiare i vertici della Federal Reserve a correggere al ribasso le previsioni relative al livello dei tassi, alimentando i dubbi sull’opportunità del rialzo deciso a dicembre”.
ALLOCAZIONE DEGLI ATTIVI: PRESA DI PROFITTO SUL SOTTOPESO NEI MERCATI AZIONARI EMERGENTI – “Rispecchiando l’avvio turbolento di quest’anno, l’indice VIX che misura la volatilità dei mercati azionari USA è balzato su livelli superiori rispetto a quelli registrati nel primo semestre dell’anno scorso. Oltre alle notizie in arrivo dalla Cina e ai dati deludenti a livello globale, questa impennata potrebbe essere riconducibile all’aumento delle turbolenze in Medio-Oriente. A nostro avviso le tensioni tra Iran e Arabia Saudita potrebbero determinare un aumento della produzione di greggio, accentuando le pressioni al ribasso sui prezzi. Al momento deteniamo una posizione neutra sulle materie prime, e bisogna sottolineare che gli indici complessivi di questo settore hanno tenuto meglio rispetto al petrolio. Le obbligazioni societarie high-yield sono state penalizzate dalla flessione dei mercati azionari, registrando un ampliamento degli spread, ma questa volta i titoli di Stato hanno assolto la loro funzione di bene rifugio, come spesso in passato. Abbiamo preso i profitti maturati sul sottopeso nelle azioni emergenti dopo che i mercati sono tornati sui minimi registrati tra agosto e settembre e adesso le quotazioni riflettono meglio le nostre previsioni prudenti”, concludono van Leenders e Graham.