La questione dei nuovi Pir assume i contorni di un’Odissea senza film. Dopo essere approdati sul tavolo del consiglio dei ministri, è recentemente arrivata la notizia che gli stessi sono entrati nel Def ma al contempo rimasti fuori dal decreto Crescita. Secondo quanto risulta a MF, la norma che prevedeva un’introduzione progressiva della soglia minima del 3,5% del capitale per gli investimenti in pmi e in fondi di venture capital per accedere alle agevolazioni fiscali dei Piani Individuali di Risparmio è saltata dal provvedimento approvato giovedì 4 aprile, probabilmente su esortazione del ministero dello Sviluppo Economico. Lo scorso 9 aprile nella bozza del Documento di Economia e Finanza entrata in Consiglio dei ministri si poteva però ancora leggere che proprio il dl Crescita “ha introdotto un percorso graduale per il raggiungimento delle percentuali” previste dall’ampliamento dello strumento introdotto con l’ultima Legge di Bilancio per far affluire risorse all’economia reale.
Nella versione definitiva pubblicata sul sito del ministero dell’Economia si parla soltanto di una rimodulazione dei Pir, accompagnata da altre agevolazioni fiscali previste per gli investimenti in venture capital, start-up o pmi innovative. I decreti attuativi sui quali ha lavorato il Mise, di concerto con Mef, non dovrebbero prevedere invece gradini per l’obbligo per i fondi comuni di investire gradualmente in pmi (quotate e non) e venture capital.