Nonostante una leggere ripresa nell’ultimo trimestre, il 2022 per i fondi è stato un vero e proprio annus horribilis, che si è chiuso con una perdita media del 14% per gli strumenti collocati dalle principali società di gestione del risparmio in Europa.
A dirlo sono i dati del rapporto trimestrale del centro studi di Tosetti Value, uno dei principali Multi-Family office in Europa, che ha passato in rassegna i rendimenti e i costi di tutti i prodotti Ucits distribuiti in almeno un Paese europeo, classificati long-term fund , attivi e passivi (con esclusione degli Etf), gestiti dalle prime 250 società per attivi.
Nella disfatta generale dei mercati è in effetti venuto stavolta a mancare l’abituale cuscinetto del reddito fisso, quello presente nei fondi obbligazionari che nei portafogli italiani stazionano per il 30,9%, ma anche nei prodotti classificati sotto la voce altri asset/strategie che finiscono per investire in larga parte negli stessi bond.
Si partiva da tassi ridotti ai minimi, e in molti casi addirittura negativi, come mai era avvenuto nella storia e la scure delle Banche centrali ha potuto abbattersi sui prezzi senza trovare ostacoli. A questo si può aggiungere l’abituale handicap da citi partono i fondi italiani, gravati come sono da commissioni ricorrenti superiori del 50% rispetto alla media continentale anche quando I mercati deludono: 1,5% contro 0,95% su base anima.