Fallimenti bancari, l’Ecofin fa un passo nella giusta direzione

BANCHE UE, UN COMPROMESSO NELLA GIUSTA DIREZIONE – Evitate di cadere preda di facili entusiasmi: l’accordo raggiunto faticosamente nella notte all’Ecofin di Bruxelles per definire un meccanismo comune di “fallimento pilotato” delle banche europee prevede che prima che possano gravare sui contribuenti i costi di nuovi fallimenti gravino nell’ordine sugli azionisti, sugli obbligazionisti junior e poi sugli obbligazionisti senior di ciascuna banca fino all’8% degli asset bancari, regola che, come nota Hugo Dixon (celebre giornalista già autore della “Lex Column” sul Financial Times ed ora collaboratore del gruppo Reuters) su Twitter, “se fosse stata in vigore nella crisi attuale avrebbe ridotto al minimo i costi per i contribuenti” europei.

NUOVO REGIME SOLO DAL 2018 – Ma le nuove regole non entreranno in vigore prima del 2018 e prima di allora non è chiaro il regime che verrà applicato, anche se è possibile che le nuove norme siano applicate agli istituti che chiedono l’intervento del fondo Esm. Non è del tutto chiaro neanche cosa, in concreto, significhi la “flessibilità” raggiunta (come compromesso tra chi come la Germania chiedeva regole uguali per tutti e chi come la Gran Bretagna voleva che ciascuno stato potesse decidere autonomamente) circa l’eventuale ulteriore 5% (oltre all’8% già ricordato) di costi relativi al fallimento che uno stato potrebbe decidere di far gravare su azionisti e obbligazionisti. Il possibile risultato, positivo secondo il commento di Dixon, sarà che il mercato chiederà una maggiore disciplina alle banche per ridurre i rischi eccessivi (per gli obbligazionisti) ovvero generare più elevati ritorni (per gli azionisti).

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