MPS CONFIDA IN DRAGHI – Poté più una conferma “ufficiosa” della disponibilità della Bce ad incrementare sia pure solo per pochi giorni, al massimo una settimana, gli acquisti di Btp italiani nel caso la vittoria del “no” al referendum di domenica prossima scatenasse vendite sui titoli italiani e facesse volare lo spread alle stelle, che mille dichiarazioni ufficiali circa l’interesse di questo o quell’investitore istituzionale a ricoprire il ruolo di “investitore ancora” per Mps.
UN RIMBALZO A DOPPIA CIFRA – Dopo l’indiscrezione riportata dall’agenzia Reuters che cita “fonti interne” alla Bce secondo cui Eurotower potrebbe aumentare per qualche giorno gli acquisti di Btp sul mercato, in attesa che il board si riunisca l’8 dicembre per valutare eventuali mosse sui tassi e decidere se estendere o meno il programma di quantitative easing in scadenza a marzo, il titolo dell’istituto senese guida il rimbalzo del comparto bancario italiano e schizza all’insù del 16% abbondante, avendo segnato un massimo intraday di 20,36 euro (da ieri sono scambiati i nuovi titoli seguiti al raggruppamento di 100 vecchie azioni in una nuova, ndr).
QIA SEMBRA TENTATA DALL’INVESTIMENTO – A favorire il rimbalzo (che segue il crollo del 13% della vigilia) è anche la voce, insistente di un interesse del fondo sovrano del Qatar, Qia, ad investire fino o forse oltre un miliardo di euro in Mps. Notizia da prendere comunque con le molle considerando che Qia è già socio al 10% di Deutsche Bank (a sua volta in predicato di lanciare un aumento di capitale nei prossimi mesi), al 6,27% in Barclays e al 4,93% in Credit Suisse. Operazioni non molto fortunate visto che sulle partecipazioni il fondo arabo perde tuttora tra i 3 e i 3,5 miliardi di euro. Così, forse, meglio affidarsi al “bazooka” di Draghi che alle promesse pre-referendum di Qia.