Total fa rotta su Eni, quale sarà il vero obiettivo?

ANCHE TOTAL VUOL FAR SHOPPING IN ITALIA – L’ultimo “brivido” che percorre Piazza Affari, in salsa francese, si chiama Total: dopo l’assalto di Vivendi a Mediaset, la cessione di Pioneer ad Amundi e le più volte ventilate (per quanto smentite) ipotesi di un matrimonio Axa-Generali, anche il colosso francese del petrolio potrebbe finire sotto i riflettori dei difensori della “italianità” delle società quotate.

IL BERSAGLIO POTREBBE ESSERE ENI – Il gruppo francese, che oggi ha deliberato un dividendo trimestrale di 61 centesimi di euro per azione, capitalizza in borsa quasi 122 miliardi di euro e negli ultimi 12 mesi ha visto le quotazioni salire del 21,5%, avrebbe messo nel mirino Eni. Il cane a sei zampe per contro capitalizza meno di 54,7 miliardi, nell’ultimo anno ha visto le quotazioni salire del 16,3%. Il sogno di fare di Eni una “provincia francese”, ammesso e non concesso che sia vero, sembra però destinato a rimanere tale, visto che col 30% il Tesoro è in grado di neutralizzare rapidamente ogni scalata ostile.

POSSIBILE ACCORDO SU QUOTE DI CONCESSIONI? – Un accordo amichevole sarebbe ugualmente molto difficile da ipotizzare, anche perché il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha messo a segno buoni colpi negli ultimi anni nel campo dell’esplorazione, scoprendo importanti giacimenti in Egitto, Norvegia e Mozambico. A meno che non siano proprio quote di questi giacimenti a interessare ai manager francesi, dopo che Descalzi ha già venduto un 10% della concessione egiziana di Shorouk a BP e un altro 30% a Rosfneft.