Generali, Intesa Sanpaolo e quella montagna di Btp

COSA SPINGE INTESA A PUNTARE A GENERALI? – “Segui il denaro” suggerisce la “gola profonda” del film” Tutti gli uomini del presidente” al giornalista Bob Woodward (Robert Redford). Il suggerimento potrebbe rivelarsi utile anche per interpretare la vicenda che ruota attorno al destino di Generali. Molto si è detto delle ambizioni di Carlo Messina, numero uno di Intesa Sanpaolo, di diventare il “banchiere di riferimento” indiscusso in Italia e di come finanziariamente l’operazione appaia persino più appetibile che dal punto di vista industriale. Ma  forse il vero motivo che spinge Messina a valutare l’acquisizione di Generali e la sua integrazione nel gruppo Intesa Sanpaolo (“gli  assicuratori hanno senso quando vengono integrati in una rete bancaria” ha sottolineato lo stesso banchiere) è molto più semplice.

UNA MONTAGNA DI TITOLI DI STATO – Sommando i titoli di stato italiani già in portafoglio alla banca con quelli detenuti dal gruppo triestino si arriverebbe a 160 miliardi di euro, circa il 7% del debito pubblico. Una cifra, questa sì, “strategica” tanto più che l’alternativa valutata da Mediobanca (un’integrazione tra Generali e Axa) rischierebbe di far salire da 100 a 170 miliardi la porzione in mano a istituzioni finanziarie francesi di cui poco meno di 100 miliardi facenti a quel punto capo ad Axa. Dopo aver già “perso” la gara per Pioneer Asset Management (cui fanno capo una trentina di miliardi di titoli pubblici tricolori), con la cordata Poste Italiane-Anima Holding-Cdp superata dalla francese Amundi, il governo italiano potrebbe dunque trovare doppiamente sgradevole dover assistere a un nuovo “ammaina bandiera” a Trieste e fare pertanto il tifo affinché questa volta tutto resti entro i confini nazionali.

OCCORRONO SINERGIE IMPORTANTI – Perché i desideri diventino realtà sarà tuttavia necessario, come notano gli analisti di Credit Suisse, trovare una quadratura tra il prezzo che Intesa Sanpaolo dovrà pagare se vorrà vincere la sfida e le sinergie che potranno essere create. Alle attuali valutazioni dei due titoli (occorrono circa 6,78 azioni Intesa Sanpaolo per “comprare” un’azione Generali) sarebbero necessarie almeno 900 milioni di euro di sinergie secondo gli esperti rossocrociati perché l’operazione generi un incremento degli utili per azione. Una cifra, come si dice in questi casi, alquanto “sfidante”: Messina riuscirà a convincere azionisti e mercato che può vincere questa sfida? Per ora il mercato non sembra convinto che si possa dare una risposta affermativa.