Le banche italiane tornano a credere nelle Sgr?

LE SGR TORNANO IN AUGE – Risparmio gestito, si ricomincia a investire nelle fabbriche prodotto? Dopo anni in cui ossessionate dal tema delle economie di scala banche e intermediari italiani erano propensi a dismettere i propri asset manager più che a investire per farli crescere, vedi la cessione da 3,5 miliardi di euro di Pioneer Investments da parte di Unicredit ad Amundi avvenuta a fine 2016, il vento sembra cambiare nuovamente direzione per quanto riguarda il mercato italiano e la propensione delle banche a investire nuovamente nelle Sgr.

FINECOBANK FARA’ DA APRIPISTA? – Così non stupisce che a piazza Affari qualcuno stia tornando a chiedersi quanti milioni potrebbe guadagnare FinecoBank se costituisse una propria Sgr interna, così da internalizzare una parte dei margini che ora vanno ai vari gestori i cui prodotti sono distribuiti dalla rete guidata da Alessandro Foti. Per la verità girano anche alcune prime ipotesi: tra i 20 e i 25 milioni in termini di ricavi, ossia tra il 5% e il 6% in più a livello di utile netto a fine 2019.

OCCHIO AD ARCA, ANIMA E ALETTI GESTIELLE – Lo stesso ragionamento potrebbe valere per altri gruppi e ciò potrebbe contribuire a ridefinire le prospettive di società come Arca, Anima o Aletti Gestielle. Per ora si tratta solo di semplici elaborazioni e “casi di studio” a freddo, ma con circa un terzo della ricchezza finanziaria italiana, 1.400 miliardi, che resta parcheggiata su conti correnti che rendono zero, e con la buona accoglienza avuta dai primi fondi collegati ai Pir (Piani individuali di risparmio) lanciati in questi mesi, in un futuro  non tropo lontano potremmo assistere a un ribilanciamento delle remunerazioni tra reti di collocamento e società di gestione.