Credito Fondiario compra 1,2 miliardi di Npl
Ultimo giorno valido per esercitare i diritti legati all’aumento di capitale da 500 milioni di euro massimi di Banca Carige e l’amministratore delegato Paolo Fiorentino incrocia le dita. Con una nota il Credito Fondiario ha confermato di aver siglato un accordo vincolante per rilevare un portafoglio da 1,2 miliardi nominali di Npl, “principalmente secured”, per un corrispettivo pari a 265,7 milioni di euro, ovvero il 22,1% circa del valore nominale lordo dei crediti ceduti.
Siglato anche accordo per servicing
Sempre Credito Fondiario ha anche siglato il contratto preliminare per l’acquisizione della piattaforma di “servicing” Npl di Banca Carige, per un corrispettivo di 31 milioni, e un contratto di servicing pluriennale, con l’obiettivo di finalizzare il tutto entro il primo semestre 2018. Per finanziare tali operazioni e in vista di un ampliamento dell’attività Credito Fondiario ha parallelamente completato un rafforzamento patrimoniale di 105 milioni di euro che ha portato il patrimonio netto della banca a circa 190 milioni.
Nessuna conferma su impegni per inoptato
Nulla è invece stato detto in merito all’eventuale sottoscrizione di parte dell’inoptato che dovesse risultare dall’aumento di capitale, anche se voci di mercato indicavano la disponibilità a garantire fino ad una quota pari al 6% dell’aumento (circa 30 milioni di euro), disponibilità analoga a quella che avrebbe espresso Chenavari Investment Managers, selezionata ieri dal Cda dell’istituto ligure per le trattative in esclusiva per la cessione di Creditis (Chenavari secondo i rumor di mercato potrebbe pagare la controllata di Banca Carige attiva nel credito al consumo 110 milioni e garantire fino ad un 8% dell’aumento, ossia 40 milioni massimi).
Occhi punti su conclusione aumento
Debbono ovviamente ancora trovare conferme anche le indiscrezioni circa la domanda proveniente dal retail, che parrebbe intorno ad un 20% dell’aumento (circa 100 milioni di euro) e che si andrebbe a sommare alle disponibilità già manifestate formalmente da parte dei soci principali (Malacalza, che sottoscriveranno pro quota un 17,587%, avendo espresso la disponibilità a salire sino al 28% previa autorizzazione da parte della Bce a farlo, Volpi che sottoscriverà il 6,01% e potrà poi salire sino al 9,99% in caso di inoptato, Aldo Spinelli, per una quota tra l’1% e il 2%, Coop Liguria per l’1,76%).
Il diverso esito potrà pesare sulle quotazioni
In totale a ieri sera era dunque virtualmente certa la sottoscrizione di almeno il 30%, probabile quella del 50%, possibile quella del 65%. L’operazione, ricordiamo, è comunque garantita da un consorzio bancario composto da Barlcays, Credit Suisse e Deutsche Bank, affiancate come co-garante da Equita Sim, a sua volta supportata da accordi di “prima allocazione”. Al di là del successo dell’operazione, scontato, sarà importante capire il reale grado di adesione da parte degli investitori istituzionali e del retail per evitare la possibilità che un eventuale cospicuo inoptato, assorbito in prima battuta dalle banche e da Equita Sim, si riversi poi sul mercato deprimendo le future quotazioni di Banca Carige.