Ubi Banca chiude l’anno sottotono
Ubi Banca poco mossa nelle fasi iniziali dell’ultima seduta del 2017 a Piazza Affari, col titolo che scivola appena sotto i 3,7 euro (+45% circa rispetto a 12 mesi fa) dopo che la banca ha comunicato lo Srep 2018, ossia i requisiti in termini di capitale stabiliti dalla Bce, requisiti che hanno visto un aumento dello 0,5% nel Pillar2 Requirement (P2R). La versione “fully phased” (che andrà in vigore dal prossimo primo gennaio) del requisito è salita infatti al 9,25% (contro l’8,625% della versione “phased-in” finora in vigore).
Pesa aumento requisiti capitale
Ubi Banca, insieme a Banca popolare di Sondrio, è la sola banca italiana ad aver visto i requisiti salire dello 0,5% (Banco Bpm ha comunicato un incremento dello 0,1%, mentre Bper Banca dello 0,25%). Secondo gli analisti di Equita Sim la decisione della Bce “riflette, fra l’altro, il minor sforzo nella riduzione degli Npe rispetto ai diretti concorrenti (-6% al 2019 contro una media pari al -28%), ma anche un sistema di governance meno efficiente, visto che Ubi Banca è l’unica banca a mantenere ancora il sistema duale”.
Governance a pulizia di bilancio sotto i riflettori
La contrarietà al progetto di trasformazione in Spa e un minor focus sulla cessione di Npe (esposizione ai crediti deteriorati rispetto al totale dei crediti erogati, ndr), fanno notare gli esperti, che sul titolo esprimono un giudizio di “hold” (mantenere) con target price di 4,3 euro per azione, accomunano infatti il risultato in termini di P2R di Ubi Banca a quello di Banca popolare di Sondrio. Da notare come tuttavia Ubi Banca abbia previsto di abbandonare il sistema di governance dualistico nel 2019, per ripristinare il modello tradizionale. Basterà alla Bce e al mercato per migliorare il giudizio sull’istituto?