Mps ancora in crisi in borsa, per Equita di fusioni si parlerà solo dal 2019

Mps ancora in rosso a Piazza Affari

Nuovo “tonfo” per il titolo Mps, che a Piazza Affari cede quasi 5 punti percentuali a 3,593 euro per azione dopo i conti 2017 diffusi venerdì a mercati chiusi, contraddistinti da una perdita netta di 3,5 miliardi, rispetto al rosso di 3,2 miliardi del 2016. Nel solo quarto trimestre la perdita è risultata pari a 502 milioni di euro risentendo anche di oneri “one off” per 170 milioni legati all’accordo di servicing pluriennale per la cessione della piattaforma di gestione dei crediti in sofferenza e di 166 milioni di euro di ulteriori accantonamenti legati principalmente a rischi legali.

Conti deludenti, il piano di Morelli stenta

Con ricavi operativi pari a 802,4 milioni e costi operativi per 650,5, il risultato operativo lordo della banca senese è sceso a 151,9 milioni, in ulteriore flessione rispetto ai tre trimestri precedenti (305,2 milioni nel primo, a 280,4 nel secondo e 225 circa nel terzo al netto dei proventi straordinari), segnale secondo gli investitori di quanti ostacoli incontri il piano di rilancio elaborato dall’amministratore delegato Marco Morelli a dare risultati positivi.

Banca Imi: monitorare situazione patrimoniale

Quanto agli indicatori patrimoniali, il Core Tier 1 è ora pari al 14,2%, ma nei prossimi mesi è atteso in calo attorno al 12,5% per l’introduzione di ponderazioni su defauled asset. Inoltre i flussi da crediti in bonis a crediti deteriorati sono nuovamente raddoppiati rispetto ai trimestri precedenti, mentre i flussi da incagli a sofferenze sono a loro volta aumentati in modo sensibile. Motivo per cui gli analisti di Banca Imi parlano di risultati deludenti e di una posizione patrimoniale che deve “essere monitorata”. Equita Sim da parte sua conferma il rating “hold” e il target price di 4,3 euro ma parla di perdite sopra le attese.

Equita Sim: su integrazione colloqui in stadio preliminare

Gli analisti riferiscono anche che a margine dell’annuale congresso Forex ci sarebbero stati, secondo indiscrezioni giornalistiche, abboccamenti tra Mps e Banco Bpm per valutare un’ipotetica “business combination”, che però i vertici di Banco Bpm avrebbero rimandato al prossimo anno, quando sarà completato il piano di derisking dell’istituto lombardo. L’alternativa per Mps “sarebbe una riedizione del piano 2016 che prevedeva l’aggregazione con Ubi Banca e Unipol Banca”. Gli esperti di Equita Sim ritengono “che in tutti i casi in questione si tratti di ipotesi assolutamente preliminari, visto che le banche devono per prima cosa allineare i profili di rischio via taglio del Npe ratio in linea ai livelli Ue (10% a 2-3 anni, 5% a 5-7 anni secondo noi)”.

Consoildamento bancario si vedrà nel 2019

Quello delle fusioni e acquisizioni “diventa quindi un tema di investimento per fine anno/2019, trattandosi di un processo non più differibile vista l’incrementata intensità di capitale a cui è sottoposto il business bancario”. Il consolidamento “in questo caso avrà un carattere più intenso rispetto al passato e potrebbe coinvolgere più di un player, per rendere la concentrazione dell’industria in linea con quella di settori simili (quota di mercato delle prime 10 banche in Italia dal 50% ad almeno 70%-75%)”.