Investimenti, Cina: i cinque temi chiave secondo Ubp

Con il 20° Congresso del Partito comunista cinese, il presidente e segretario Xi Jinping è riuscito a consolidare ulteriormente il suo potere in modo significativo.

Li Qiang, numero uno del PCC a Shanghai, sembra essere stato designato come futuro premier, una posizione per la quale era già il front runner, nonostante il sentiment domestico poco favorevole a seguito del duro lockdown di Shanghai, di cui Li è stato supervisore.

“Dallo svolgimento del Congresso abbiamo identificato cinque temi chiave“, afferma Carlos Casanova, Senior Economist, Asia di Ubp, che di seguito procede ad elencarli.

 Zero Covid

La mancanza di novità su questo fronte non è stata una sorpresa per noi, dato che il Congresso non era la piattaforma giusta per annunciare un pivot sulla politica Zero Covid. L’unico riferimento alla politica sanitaria nelle parole di Xi è stato alle vite salvate e al rafforzamento del settore healthcare. Ci aspettiamo nel prossimo anno un passaggio graduale verso un approccio ‘endemico’ al Covid e questo darà un supporto ai consumi interni.

Crescita economica

Non sono stati forniti target di crescita e questo suggerisce che gli obiettivi prefissati sul Pil potrebbero essere abbandonati dal prossimo anno. Questo darà alle autorità più spazio di manovra per concentrarsi sugli obiettivi della prosperità comune senza la spada di Damocle dei target di crescita. Non ci aspettiamo che questo comporti un crollo della crescita in termine di dati sul Pil, ma le vulnerabilità strutturali dell’economia si sono aggravate. Una crescita attorno al 4% è in linea con il trend di rallentamento strutturale. Il target della politica economica di Pechino rimane quello di una crescita “di qualità più che di quantità”.

Intervento del Governo nell’economia

Le imprese private continueranno a ricevere supporto da Pechino, ma l’esecutivo sarà più attivo sul fronte dell’allocazione delle risorse disponibili. Per questo i player in alcuni settori chiave del mercato continueranno a ricevere supporto politico (come il comparto core tech). Tuttavia, l’immobiliare residenziale e in parte le piattaforme tech, che sono state alla base dell’ultima fase di crescita, vedranno un ruolo più attivo del governo anche sotto forma di regolamentazione e per questo ci sarà una minore opportunità di guadagno sull’azionario. Servirà essere più selettivi in questo spazio.

Clean Energy

La Cina intende ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di petrolio. Per questo, ogni progetto che aumenta l’efficienza energetica riceve sussidi dal governo, con una struttura di prestito dedicata. Non è una questione che riguarda solo le energie rinnovabili, ma anche il processo economico-industriale nel suo complesso.

Sicurezza e geopolitica

È uno dei temi che hanno più pesato sul sentiment degli investitori. La Cina è fortemente dipendente dall’importazione di tecnologia straniera, specialmente semiconduttori, strumenti e macchinari industriali. Per questo ci aspettiamo forti investimenti su tech, agricoltura ed energia, diretti a facilitare un passaggio all’autosufficienza in questi settori chiave.

Quadro macro e prospettive Forex

Non abbiamo cambiato stime dopo il dato sul Pil di lunedì 24 ottobre e ci aspettiamo che la crescita torni a rallentare al 3,5% per l’intero anno in corso, il che presuppone un’ulteriore ripresa del 4-4,2% nel quarto trimestre. Per il 2023 ci aspettiamo ancora un processo di riapertura che sarà uno dei maggiori catalizzatori, insieme al forte supporto fiscale e monetario, in grado di spingere la crescita al 5%. Oltre il 2023, ci aspettiamo che la crescita del Pil si attesti al 4%.

Reazione del mercato

Alcuni investitori si aspettavano una riapertura molto veloce dopo il Congresso, con un rapido abbandono della politica Zero-Covid e quindi una crescita più dinamica. Questo è stato invece riprezzato e ora il mercato si attende un percorso di crescita molto più graduale, in un contesto generale di rallentamento strutturale dell’economia cinese.

Pensiamo che il sentiment negativo venga probabilmente anche dall’idea che un potere più consolidato possa portare in futuro a una più aggressiva ridistribuzione della ricchezza. Nonostante questa sia una delle componenti della strategia politica del PCC, il timore di una politica ‘Robin Hood’ nel contesto attuale è esagerata. Pensiamo che la ‘Prosperità Comune’ propugnata da Xi significhi che sarà fatto di più per distribuire la crescita tra regioni costiere e dell’entroterra, che ci sarà un aumento delle tasse per i redditi più elevati e anche un prelievo fiscale più alto sulle rendite finanziarie. Sono ipotesi possibili, ma comunque lontane dagli attuali timori del mercato.

La reazione del mercato è stata quindi troppo negativa e noi rimaniamo concentrati sui settori chiave. Ci sono società che, pur avendo svolto un ruolo chiave in passato, sembrano ora offrire minore visibilità sui profitti futuri. Continuiamo a pensare a investire nei settori chiave per Pechino, magari aspettandoci alcuni cali nel ROE atteso. Tuttavia, nel complesso le politiche redistributive rimangono piuttosto ragionevoli.

Il rischio nel medio lungo termine potrebbe derivare dal tema della sicurezza e della situazione geopolitica. La sempre minore opposizione alla leadership di Xi aumenta il rischio di un possibile conflitto in futuro. Xi ha ribadito che la riunificazione verrà ottenuta con ogni mezzo e non ha escluso la possibilità di usare la forza se necessario. Non pensiamo che questo si traduca nel rischio di un conflitto a breve termine, ma se ciò accadesse ci sarebbe una forte reazione da parte di Usa ed Europa e le conseguenze sugli investitori sarebbero gravi. Taiwan è il rischio principale, gli altri temi che preoccupano molti investitori possono essere risolti riallocando l’esposizione ai settori che saranno più favoriti dalle nuove politiche di Pechino.