FAIR PLAY FINANZIARIO – L’Uefa si appresta a comunicare promossi e bocciati del Fair Play Finanziario basandosi su una serie di parametri economico-finanziari che riguardano anche debiti e solidità patrimoniale. La regola è quella del break-even, cioè ogni squadra può spendere solo quello che incassa senza ricorrere ad aiuti illimitati dagli azionisti.
COME FUNZIONA – Il calcolo del Fair Play non è semplice, non basta sommare i risultati d’esercizio riferiti al biennio. L’Uefa infatti parla di ricavi e costi rilevanti che non riguardano appunto le entrate non monetarie, le spese virtuose in infrastrutture, vivaio, progetti sociali, così come gli ammortamenti non relativi ai cartellini dei giocatori. E poi ci sarebbe la “clausola stipendi” che vale solo per il biennio 2011-2012 e si può utilizzare solo se il trend dei conti è positivo e se sono stati quei contratti più vecchi a causare lo sforamento.
BOCCIATI E PROMOSSI – L'Uefa ha aperto un'inchiesta su 9 club in relazione al rispetto delle norme previste dal Fair Play finanziario annunciando di aver chiesto informazioni supplementari a 76 delle 237 società che hanno partecipato alle competizioni europee. Per 67 club, le analisi sono terminate. Per 9, invece, l'iter prosegue. Psg, Manchester City e Inter sono le squadre che hanno sforato in maniera netta il limite (-191, -91 e -92). Tra le italiane, la Roma rientra grazie alla “clausola stipendi”insieme a Chelsea e Liverpool. Disco verde per Milan, Juventus, Napoli e Fiorentina.
MODELLI SANI – Nel calcio dei ricchi il principio di autosufficienza è regolato dalla capacità di spesa. I brand forti, conosciuti in tutto il mondo, capaci di macinare sponsorizzazioni e contratti, saranno quelli avvantaggiati e si potranno permettere di allargare i cordoni della borsa.
DOMINIO BARCELLONA – Tra il 2011 e il 2013 il Barcellona ha accumulato 93 milioni di utili al netto delle tasse. Segue il Real con 91 e il Bayern con 42. Il Manchester United ha chiuso con una perdita contenuta a causa degli enormi interessi sul debito.