Il caso sollevato dalle trasmissione Report di lunedì scorso ha evidenziato una cattiva pratica di vendita in filiale. Ecco i consigli che i consulenti finanziri possono dare ai clienti che hanno comprato il prezioso a costi elevatissimi
Domanda. Una mia cliente, che possiede un diamante comprato presso Intesa Sanpaolo, è stata messa in allarme dalla trasmissione Report e mi domanda di verificare il valore della pietra che ha comprato. Tra i clienti ho un gioielliere esperto e quindi non ho problemi, ma sapendo in partenza che il valore sarà magari del 75% inferiore al prezzo pagato, vi domando cosa fare dopo.
Risposta. Il lettore purtroppo troverà conferma dal suo cliente gioielliere. Nella trasmissione di Rai 3 citata dal cf si è visto tra l’altro il caso di un diamante del valore di 1.700 euro venduto per 7.000 euro, con l’aggiunta di 16 euro per la marca da bollo sul contratto! La vendita di diamanti nel canale bancario non è una novità, dato che nasce oltre quindici anni addietro con Unicredit. Sono attive attualmente anche la Carige e il Banco Popolare.
Agire non è facile perché i diamanti non sono prodotti finanziari e non sono quindi soggetti alle norme del Testo Unico della Finanza, però ci sono particolari spetti da approfondire e che possono far emergere responsabilità delle banche. Non poche volte per esempio i diamanti vengono comprati con il ricavato del disinvestimento di prodotti finanziari posseduti presso la banca, rappresentando quindi operazioni che devono sottostare alla normativa su prodotti e strumenti finanziari soprattutto se si è sotto regime di consulenza. Non occorre poi dimenticare che un’attività sistematica riferita a strumenti finanziari, qualunque essa sia, non è certo vista di buon occhio dalla Consob. Anche se le banche agiscono solo da collocatori dei diamanti inoltre hanno tutti gli strumenti per accorgersi che stanno vendendo a prezzo anche triplo e quadruplo rispetto a quello di mercato. La loro presunta ignoranza quindi non è scusabile. In certe fattispecie infine potrebbe essere ravvisato anche il reato di truffa da parte del funzionario e quindi della banca. Il lettore farà bene quindi ad indirizzare il proprio cliente a un avvocato o anche ad associazione di consumatori per poter valutare lo specifico caso e assumere le opportune decisioni. Da verificare anche la reazione di Banca Intesa, che si ritrova ora con tanti clienti inferociti pronti a fare causa o eventualmente ricorrere all’Arbitro per le Controversie Finanziarie presso la Consob.