Quale sarà la prossima mossa (pericolosa) per far ripartire l’inflazione

Molti esperti avevano previsto recessioni e catastrofi finanziarie se le forze anti-sistema avessero vinto in Gran Bretagna e negli Usa ma, almeno nell’ immediato, si sono sbagliati ancora una volta. Sui mercati finanziari non si è diffuso il caos. L’ economia dei Paesi coinvolti non dà segni di rallentamento. Le Borse di Londra e di New York sono salite e la curva dei rendimenti è tornata, se non di nuovo grande, perlomeno normale. I tassi d’ interesse a breve termine restano molto bassi, ma ora sulle scadenze più lunghe crescono gradualmente, perché gli investitori per il futuro prevedono un’ inflazione meno gracile e magari una ripresa sostenuta.

Le banche sono di nuovo in grado di guadagnare nel modo più tradizionale: prendendo denaro in prestito a breve, prestandolo a più lungo termine e incassando la differenza. Non sorprende che gli indici azionari dei titoli finanziari negli Stati Uniti e in Gran Bretagna abbiano compiuto un balzo, facendo molto meglio dell’ analogo indice dell’ area euro.

Dunque i populisti ce l’ hanno fatta. Hanno spezzato l’incantesimo della deflazione.

Colpisce però che le strategie per re-inflazionare l’ economia oggi rischino di dimostrarsi per gli altri Paesi ciò che furono già negli anni 30: un gioco a somma zero. Il Regno Unito è riuscito fin qui a ridare fiato all’economia dopo il referendum di giugno solo esportando deflazione in Europa attraverso il crollo della sterlina. L’ America di Trump potrebbe avere un impatto simile, se conferma l’ impegno del presidente eletto a erodere il libero scambio con l’ arma del protezionismo.

Scommettiamo quale potrebbe essere la prossima mossa? Come negli anni 30, un tentativo di rilancio (anche) tramite l’ aumento dei bilanci della difesa. Viviamo in un mondo pericoloso. Troppo pericoloso…

FONTE: Corriere della sera