A cura di Morningstar
Il Giappone ci prova, ma non riesce a regalare soddisfazioni agli investitori dell’Eurozona. I verbali del board di marzo della Bank of Japan (BoJ) hanno evidenziato come per l’istituto centrale nipponico sia prematura ogni ipotesi di inversione della politica monetaria ultra espansiva in corso, alla luce della persistente debolezza delle pressioni inflazionistiche. Nell’ultima riunione della BoJ di fine aprile, tra l’altro, sono state alzate le stime sul Pil.
In questo contesto l’indice Morningstar Japan nel mese di aprile ha guadagnato l’1,1% (in yen) mentre, calcolato in euro, si è lasciato per strada lo 0,6%. A livello di categorie, quella Morningstar dedicata ai fondi che investono nelle Large cap ha segnato +1,3% mentre quella riservata ai portafogli Mid e Small cap ha registrato +1,1% (che diventano, rispettivamente, -0,5% e -0,7% in moneta unica).
Un Neutral che resiste
Tra fondi della categoria Large cap con Analyst rating che nell’ultimo mese si sono comportati meglio c’è JPM Japan Equity D (acc) (Morningstar rating 3 stelle, Analyst rating Neutral). “Il fondo cerca di investire in società di qualità del segmento growth senza restare agganciato al benchmark (unconstrained) e con un approccio bottom up”, spiega Don Yew, fund analyst di Morningstar (in un report di maggio 2016). “L’universo di investimento è formato da 350 titoli, di cui 250 sono large cap mentre il resto è formato da mid e small cap. La parte fissa del portafoglio viene monitorata in continuazione e usata come punto di riferimento per capire le tendenze del mercato”. A ogni titolo viene dato un giudizio che va da uno (forte outperformance) a cinque (forte underperformance) basandosi su fattori come crescita, solidità finanziaria, qualità del management, valutazioni e liquidità. “Visto che si tratta di un portafoglio formato da Best Ideas, gli investimenti vengono effettuati principalmente su titoli che hanno un giudizio di uno e due, mentre quelli con un giudizio di tre e quattro possono essere inclusi con obiettivi di gestione del rischio”, spiega Yew.
