Banche Centrali verso una politica più rigida

A cura di Michail O’Sullivan, Chief Investment Officer of International Wealth Management di Credit Suisse
Man mano che ci avviciniamo al primo anniversario del voto della Brexit, l’esito delle elezioni in Francia va a coronare un anno di eventi politici affascinanti, negativi e drammatici. In effetti si potrebbe dire che la politica è stata meglio di una fiction. Mentre molti francesi sentono di non conoscere ancora Macron e quello che rappresenta esattamente, altri sono fiduciosi nel fatto che non sia foriero di grandi cambiamenti nello status quo. Qui non dovremmo ignorare il fatto che al primo turno delle presidenziali francesi quasi la metà degli elettori abbia votato a favore di soluzioni politiche decisamente anti-establishment. Così facendo hanno sottolineato la percezione del radicale cambiamento politico in atto nel mondo sviluppato.
Macron incarna una rottura con il sistema per altri aspetti importanti. Personalmente sono del parere che se dovesse essere eletto ciò avrà effetti positivi sui giovani e sulle donne francesi, nel senso che smantellerà pezzo per pezzo un sistema politico sclerotico che è stato dominato da uomini patriarchi. È un dato di fatto che mentre alcuni cercheranno di cooperare con il nuovo presidente, altri lo metteranno alla prova. Nel tentativo di affermarsi, dovrà incentrare le sue prime dichiarazioni politiche sulla sicurezza e potrebbero sorprendere eventuali suoi interventi finalizzati ad affrontare alcune questioni legate alla corruzione e al finanziamento della politica che sono emerse durante la campagna elettorale.
Macron simboleggia una forza nuova anche in termini di politica dei partiti e se il suo partito En Marche andrà bene alle elezioni legislative di giugno, allora sarà in grado di riallineare nettamente la politica dei partiti in Francia. Come i Laburisti nel Regno Unito e il PASOK in Grecia, il Partito Socialista in Francia potrebbe trovarsi a fronteggiare il rischio di quasi estinzione. Questa possibilità mi induce a domandarmi cosa regoli l’ascesa e il declino dei partiti politici. Ad esempio: i partiti politici assomigliano alle aziende – alcuni prosperano, altri tramontano, altri ancora si trovano ad affrontare una concorrenza spietata da parte di nuove start-up più piccole? Analogamente, come i titoli industriali a grande capitalizzazione, alcuni partiti politici in voga al giorno d’oggi – Democratici e Repubblicani negli USA e Tory nel Regno Unito, ad esempio – esistono da oltre 150 anni.
Può anche essere che, come molte imprese, i partiti politici descrivano una parabola – un’iniziale entusiastica fase «start-up», crescita e amministrazione, ingresso nell’establishment e poi, in certi casi, il declino. Ciò che potrebbe essere più plausibile qui è che i partiti politici abbiano dei cicli di vita che si svolgono attorno a leader forti e determinati – Margaret Thatcher, Angela Merkel e François Mitterrand ne rappresentano degli esempi e, sulla scia di questi leader, i partiti passano del tempo lontano dal potere per rinvigorire le loro idee e il «sangue» politico. Un’altra teoria personale è che i partiti politici siano come le squadre di calcio: c’è sempre un senso di appartenenza, di radici e di un’identità sebbene, talvolta, i ‘giocatori’ vadano e vengano e anche il livello di supporto salga e scenda. In effetti, nel contesto di un mondo dove cambiamenti radicali stanno prendendo piede nell’economia, nella società e negli affari internazionali, è possibile assistere all’ascesa di nuovi partiti politici e può succedere che facciano proseliti in diversi paesi, soprattutto quando si tratta di questioni di interesse globale (es. l’ambiente). Si può osservare come i partiti la cui identità risulta legata a un’ideologia (soprattutto a sinistra) avranno maggiori difficoltà ad adattarsi rispetto a quelli legati a concetti relativi alla cultura o al nazionalismo (più a destra).
Un fattore importante nel legame tra politica e mercati (ad eccezione dell’attività di copertura, i mercati si sono concentrati molto di più sul ciclo economico l’anno scorso) sono le banche centrali. Perseguire l’allentamento quantitativo si può dire che abbia portato i riflettori del mercato o la funzione ‘vigilante’ dei mercati obbligazionari lontano dalla politica. Immaginiamo, ad esempio, dove potrebbero essere i rendimenti obbligazionari italiani se non avessimo avuto un QE in Europa. Per certi aspetti, le banche centrali sono state ‘populiste’ ben prima dei politici nel senso della definizione del termine di Juan Perón («Dare al popolo, soprattutto ai lavoratori, tutto il possibile, non c’è niente di più elastico dell’economia, che tutti temono così tanto perché nessuno la capisce».). Il QE dà alla gente (per lo meno agli investitori) tutto ciò che è possibile e pochi lo capiscono!
Sono critico verso le banche centrali. Occorre tenerle d’occhio, in quanto sotto la foglia di fico di mercati forti, calmi, le principali banche centrali stanno cominciando a orientarsi verso una politica più rigida. C’è stata una reazione davvero minima da parte del mercato alla dichiarazione della Federal Reserve di mercoledì scorso, e ci sono pochi ovvi timori sugli effetti di un inasprimento macroprudenziale in Cina. Per il momento solo le materie prime stanno registrando questi sviluppi – l’oro, in flessione (abbiamo un giudizio underperform), e i metalli industriali nonché, in una certa misura, i titoli minerari in discesa in linea con i tassi cinesi. Storicamente la volatilità tende a essere correlata ai tassi a più breve termine e alla volatilità dei tassi dunque, a tale riguardo, la volatilità attualmente bassa può offrire un’opportunità di hedging a coloro che sono preoccupati per un inasprimento della banca centrale.
Tra le ragioni per le quali la Fed in particolare potrebbe adottare un approccio più da falco c’è il movimento al rialzo del ciclo economico evidente negli utili. Con gran parte delle società dello S&P 500 che ormai hanno fatto reporting sugli utili, finora il 78% delle aziende large cap ha battuto le previsioni e, in molti casi, ha espresso guidance al rialzo per gli utili futuri. Ciò fa di questa la migliore stagione degli utili da inizio 2014, con tecnologici e industriali a guidare il sentiment rispetto ai settori energetico e dei beni di consumo discrezionali. In linea con ciò, i nostri colleghi HOLT osservano che momentum è stato lo stile di investimento con la migliore performance dell’ultimo mese.
In questa situazione puntiamo su diverse strategie – raccogliendo rendimento dalle obbligazioni societarie e finanziarie, operando switch dalle costose azioni statunitensi a quelle europee sostenute dal ciclo economico, incrementando le posizioni in yen come copertura valutaria, e optando per l’acquisto di volatilità piuttosto che la vendita in blocco di asset rischiosi in concomitanza con fasi di rialzo del mercato.

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