A cura di Yann Quelenn e Arnaud Masset, analisti di Swissquote
Da metà dello scorso mese il prezzo dell’oro continua a scivolare e si trova ora ai minimi da marzo dopo aver archiviato elezioni francesi e aver messo la sordina, almeno per qualche tempo, ai rischi di recessione. Pur tuttavia, occorre sottolineare alcuni elementi: i dati del primo trimestre relativi alla crescita e alle vendite di auto in Usa sono risultati piuttosto mixati. Mentre i salari non agricoli hanno superato le 200.000 unità ad aprile, la disoccupazione è scesa al 4,4% e di conseguenza riteniamo che il mercato stia tornando a cavalcare la narrativa di una Fed rialzista: man mano che Trump scompare dalla scena principale, la banca centrale americana si prepara ad un ritorno in grande stile.
In Europa la vittoria più ampia del previsto del Presidente Macron ha certamente contribuito a dissolvere le incertezze più importanti e a mandare l’oro al tappeto. Dal punto di vista tecnico, il metallo giallo dovrebbe monitorare area 1200 dollari perchè in caso di un ulteriore movimento ribassista potremmo vederlo nuovamente tornare a 1150.
Sul mercato valutario, il dollaro Usa sempbra aver interrotto il rally iniziato lunedì in quanto gli osservatori si sono presi un momento di calma per osservare lo scenario di base. Pensiamo si tratti comunque di una pausa solo temporanea e rimaniamo positivi sul biglietto verde in quanto riteniamo che il mercato non abbia ancora prezzato correttamente il primo rialzo dei tassi che si appresta a fare la Fed (la probabilità implicita di una mossa al rialzo analizzando i Fed Funds Future è al 95,3%). Le valute dei Paesi Emergenti si trovano nuovamente a fare i conti con un ribasso dei prezzi delle materie prime, innescate dalle preoccupazioni sulle prospettive dell’economia cinese. Aldilà del Pacifico, il Real brasiliano sta soffrendo la politica aggressiva di riduzione del costo del denaro da parte della propria banca centrale, fattore che lo rende meno appetibile per carry trade.