A cura di Larry V Adam, CIO and Chief Investment Strategist – WM Americas , Deutsche Am
L’indice azionario statunitense S&P 500 si è rivelato alquanto stabile, nonostante il prezzo del petrolio greggio sia calato di oltre il 20% sin dal picco recente del 23 febbraio. Inoltre, nonostante negli ultimi giorni siano stati pubblicati pochi dati economici nuovi, l’indice Citigroup Economic Surprise, che misura la differenza tra dati positivi e negativi, è rimasto fermo al livello più basso dal 22 agosto 2011. L’S&P 500 ha ormai superato la soglia dei 157 giorni senza un calo del 3% o più. Si tratta del settimo lasso di tempo più lungo senza un tale calo nella storia. Il calo medio dell’indice nel corso di un anno dal 1997 è stato del 16%. Ora che è passata circa la metà dell’anno, il calo massimo fino ad ora è stato del 2,8%. Se l’anno terminasse adesso, si tratterebbe del calo annuale più basso dal 1997.
Effetti stagionali negativi, valutazioni elevate, incertezza economica e fattori tecnici suggeriscono condizioni di mercato vicine all’esagerazione: applicando il “Relative Strength Index (RSI)”, che misura la velocità e l’estensione dei movimenti di un indice, all’S&P 500, si ottiene un valore di 70 punti, una cifra alquanto elevata che segnala condizioni di mercato esageratamente positive.
Tuttavia, considerando le riserve di capitale significative investite nel mercato monetario a breve termine (2,6 bilioni di Dollari), la scarsa probabilità di un rischio di recessione imminente e le aspettative di una crescita solida degli utili delle imprese nei prossimi trimestri, continuiamo a considerare periodi di debolezza del mercato come potenziali opportunità d’acquisto.
I dati della settimana. La settimana prossima, oltre alla pubblicazione di diversi dati economici, ci aspettiamo notizie politiche grazie ai segni di progresso con la riforma della sanità. Il Senato ha inviato la propria versione del cosiddetto American Healthcare Act al Parlamento e sta per iniziare la procedura ufficiale di riconciliazione. L’attuazione della riforma sanitaria entro agosto darebbe vita alla speranza che qualche riforma delle imposte per le imprese o individuale possa essere realizzata prima della fine dell’anno. A parte ciò, verranno pubblicati vari indicatori economici che influiscono sulla crescita del PIL nel secondo trimestre.
Il modello GDPNow della Federal Reserve (Fed) di Atlanta stima la crescita del PIL nel secondo trimestre al 2,9% trimestre su trimestre, mentre all’inizio di giugno la stima era del 4%. Il mercato prevede il 2,4%, i nostri economisti il 2,7%. Verranno pubblicati anche i dati sul sentimento dei consumatori, che storicamente sono negativamente correlati con il prezzo per il carburante, quindi verificheremo se il calo recente del prezzo della benzina avrà un’influenza positiva sulla spesa al consumo.
Riceveremo anche nuovi dati sul mercato immobiliare. Le ultime cifre sulle vendite immobiliari hanno superato le aspettative. Il prezzo mediano nazionale delle abitazioni ha raggiunto un livello record. Mentre il dato finale della crescita del PIL nel primo trimestre, che verrà pubblicato il 29 giugno, probabilmente non si distinguerà molto dalle aspettative del +1,2% trimestre su trimestre, osserveremo attentamente il dato sui consumi privati a maggio, un elemento chiave preso in considerazione dalla Fed per stimare l’inflazione futura.
Ci aspettiamo che il tasso d’inflazione al netto di beni alimentari ed energia resti immutato a maggio, il che abbasserebbe la stima per il 2017 dall’1,5% all’1,4%, ben al di sotto della previsione della Fed nella fascia dell’1,6%-1,8%. Infine seguiremo gli interventi pubblici di vari membri della Fed previsti in settimana per appurare se la banca centrale statunitense abbia intenzione di modificare le proprie aspettative sui tassi d’interesse per quest’anno.