Lanciata nel 2013, la Strategia del fondo Hermes Multi Strategy Credit ha attraversato il taper tantrum, il crollo delle materie prime ed eventi geopolitici senza precedenti ottenendo una performance cumulata pari al 27,79%. Fraser Lundie, Co-Head of Credit di Hermes Investment Management, illustra come sono stati ottenuti questi risultati.
Il rendimento pari al 27,79% ottenuto dal fondo Hermes Multi Strategy Credit dalla data di lancio, nel giugno 2013, è stato generato attraverso l’implementazione dell’approccio globale e unconstrained elaborato dal team Hermes Credit. La Strategia, che ha superato la soglia di oltre il miliardo di dollari in termini di masse gestite, ha l’obiettivo di generare forti guadagni dalle idee di investimento sul credito di Hermes, minimizzando al contempo il rischio di performance negative attraverso un’esposizione a strategie difensive. Rilevante notare che il portafoglio abbia mostrato un livello di volatilità di gran lunga inferiore a quello che il mercato globale degli high yield ha dovuto affrontare a causa degli shock di mercato e macroeconomici, producendo uno Sharpe ration pari a 1,83.
2017: La calma nella tempesta. Per coloro che investono nel credito, questo è stato caratterizzato fin dall’inizio dell’anno da un rally dei mercati. All’interno di questo scenario favorevole, ci proponiamo di ottimizzare la convessità della nostra esposizione al credito per massimizzare gli investimenti al rialzo. Abbiamo anche cercato di incrementare i ritorni prendendo ulteriore posizione lungo la curva del credito e trovando opportunità interessanti in settori poco amati, come ad esempio il settore americano dei consumi. Questo ha aiutato a generare un ritorno lordo del 3,69% nei cinque mesi che si sono chiusi al 31 marzo 2017.
2016: Focus sui fondamentali. Attraverso un’intensa ricerca bottom-up, abbiamo realizzato scambi contrarian, come ad esempio i nostri investimenti nel settore minerario globale realizzati all’inizio del 2016, settore che stava vivendo ancora una recessione ciclica. Anticipando le azioni favorevoli ai creditori delle aziende più forti, per sostenere i bilanci tagliando i dividendi, riducendo la spesa capitale e vendendo gli asset, abbiamo incrementato l’esposizione al settore dal 12,8% al 19,1% tra il terzo trimestre del 2015 e il primo trimestre 2016. Tra gli emittenti in cui abbiamo investito vi erano Vale and BHP, che hanno beneficiato di un’elevata qualità degli asset e di politiche finanziarie conservative. Nel corso del 2016, la nostra esposizione alle società minerarie ha contribuito in modo importante ai ritorni globali, mostrando i vantaggi del favorire i fondamentali rispetto al sentiment.
2015: Evitare i minimi degli high yield. Nel quarto trimestre del 2015, tra la crescente certezza che la Fed avrebbe alzato i tassi di interesse per la prima dopo quasi dieci anni, i timori per la liquidità hanno spinto a una vendita degli high yield globali che hanno portato il mercato a un -0,66% in meno nel trimestre. Tornato poi definitivamente alla fine dell’anno a -2,03%. Nei mesi precedenti, abbiamo aumentato le posizioni sul credito investment grade e ai leveraged-loan al 30% del portafoglio, e questa esposizione ad asset di qualità più elevata ha preservato il capitale in un periodo di mercati sotto stress e ha contribuito al raggiungimento del rendimento pari all’1,05% del 2015.
2014: Il buon petrolio. A ottobre 2014 il prezzo del petrolio è crollato precipitosamente dopo che l’OPEC si è rifiutata di fermare la produzione nonostante il surplus di offerta globale. Questo impatto negativo sullo shale market americano, dove molti produttori erano indebitati a causa degli elevati costi operativi, si sarebbe fatto sentire presto sul mercato high yield. Due mesi prima che i prezzi del petrolio iniziassero a scendere, avevamo segnalato che gli investitori avrebbero dovuto essere particolarmente selettivi sul mercato nord americano dello shale oil e dello shale gas in quanto caratterizzato da numerosi operatori con prospettive di lungo termine incerte. Abbiamo evitato queste società e sfruttato l’ampiezza del nostro universo investendo sia in società più mature legate alle commodity, con operazioni e riserve comprovate, sia in aziende legate al petrolio sottovalutate ma robuste sul mercato russo politicamente in difficoltà.
2013: il tapering. Nel secondo trimestre del 2013, quando la Federal Reserve ha dichiarato per la prima volta che avrebbe ridotto il quantitative easing e il programma di acquisto di bond dopo quasi cinque anni, si è evidenziata l’acuta sensibilità del mercato ai cambiamenti nei tassi di interesse USA. La paura di un incremento dei tassi aveva già causato un sovraffollamento sulle obbligazioni con duration breve, e la forte domanda aveva permesso agli emittenti di allentare i vincoli e abbreviare i “non-call period”. Per evitare i conseguenti rischi – valutazioni elevate, minori garanzie per gli investitori e riduzione dell’upside – la soluzione è stata investire in credit default swap aziendali invece di acquisire esposizione a breve termine. Abbiamo evitato i due terzi del ribasso, limitando le perdite al -0,95% contro il -2,76% del mercato per il mese di giugno.
Mantenere il momentum. Il nostro approccio di investimento flessibile ha guidato i forti rendimenti corretti per il rischio per Hermes Multi Strategy Credit nei primi quattro anni, come evidenzia l’indice di Sharpe pari a 1,83 per il periodo, nonostante gli shock macroeconomici e tecnici del mercato. Tra i rischi attuali – dagli sviluppi geopolitici, al ritmo e alla portata della stretta monetaria statunitense e al crescente debito corporate in Cina – continuiamo a trovare opportunità per generare rendimenti attraenti e preservare il capitale.
Obiettivo raggiunto. Lo scopo di Hermes Multi Strategy Credit è quello di fare leva su tutti gli strumenti di credito liquidi, investendo in bond, derivati e prestiti, al fine di offrire performance elevate con una bassa volatilità in tutte le condizioni di mercato. Nel perseguimento di questo risultato, Hermes combina le idee di investimento high conviction con investimenti difensivi basati sull’analisi della struttura patrimoniale degli emittenti societari, al fine di individuare obbligazioni, derivati o prestiti in grado di offrire prospettive di rendimento superiori o che possano essere utilizzati per ridurre efficacemente il rischio. Dal lancio della Strategia, abbiamo investito affrontando il taper tantrum, il rallentamento della Cina, i sell off che si sono verificati sul mercato degli high yield e, più recentemente, le turbolenze del prezzo del petrolio, il voto sulla Brexit e l’elezione di Donald Trump.