Il quadro macro mondiale è confortante. Ma il dollaro si prospetta in calo

A cura di Banca del Piemonte

Era da un po’ che a livello di focus e di analisi ci si occupava solo di (noiose) banche centrali (Jackson Hole) e di situazione politica (debt ceiling) o geopolitica (Corea). I dati macroeconomici della settimana hanno fornito lo spunto per far tornare al centro dell’attenzione l’andamento dell’economia reale. Il dato ADP (un rapporto sull’occupazione che si concentra sul settore privato e anticipa i Payrolls di 48 ore pur non mostrando, mese su mese, una buona capacità predittiva del dato principale) è stato indubbiamente molto robusto con una creazione di posti di lavoro abbondantemente superiore alle attese.

Anche la seconda lettura della crescita PIL del Q2 è stata positiva. Il dato preliminare (2.6% di crescita trimestrale annualizzata) è stato rivisto a un +3.0% nettamente migliore delle attese (+2.7%). Dati di questo tenore ci fanno presupporre che le probabilità di un rialzo della Fed a dicembre potrebbero balzare verso il 50%, al netto di eventi esogeni di tipo geopolitico. Se ciò dovesse verificarsi, avrebbe indubbiamente ripercussioni positive sull’andamento del dollaro.

Nell’Area euro, contrariamente ad attese di calo, la stima flash ad agosto ha mostrato l’indice PMI composito in marginale rialzo a 55,8 da 55,7, spinto da un miglioramento a sorpresa del PMI manifatturiero, mentre l’indice dei servizi corregge leggermente. Il miglioramento del settore manifatturiero nell’ eurozona è spiegato dal rialzo dell’indice tedesco e da quello francese. Il livello dei PMI ad agosto è coerente con la prosecuzione dell’espansione del PIL eurozona nel terzo trimestre ad un ritmo leggermente inferiore a quello osservato nei mesi primaverili. L’inflazione ad agosto è salita di un decimo, portandosi all’1,5%, facendo meglio delle stime. Il dato core, quello più seguito dalla BCE, è risultato fermo all’1,2%. In sostanza si conferma la tenuta dell’economia del Vecchio Continente. Ci aspettavamo già ad agosto un impatto dell’Euro forte sulla dinamica inflazionistica, mentre evidentemente così non è stato.

Con riferimento alla Cina, la crescita dell’attività del settore manifatturiero ha accelerato inaspettatamente nel mesi di agosto, suggerendo il proseguimento di una sana espansione dell’economia nonostante l’aumento dei costi di finanziamento e il raffreddamento del mercato
immobiliare. L’indice PMI manifatturiero ufficiale è salito a 51,7 da 51,4 di luglio, mentre le stime erano per una frenata a 51,3, comunque sempre oltre la soglia 50. Il solo fatto che non giungano sorprese negative dal gigante asiatico corrobora l’andamento positivo delle asset class relative ai Paesi Emergenti, sia in ambito azionario sia obbligazionario.

La settimana è stata anche contraddistinta dal nuovo acuirsi delle tensioni fra USA e Corea del Nord dopo il lancio di un altro missile da parte di quest’ultima che ha sorvolato il Giappone.
Nel complesso i mercati azionari hanno reagito in modo composto, dopo un breve aumento dell’avversione al rischio. In Europa si segnalano in negativo due settori, media e retai, che sono stati colpiti da profit warnings di alcune big caps (WPP e Prosieben per il primo e Carrefour per il secondo).

BCE a settembre: che farà?
Dopo il nulla di fatto a Jackson Hole stanno salendo le aspettative sulla prossima riunione del 7 settembre. Dato per assodato che il ciclo in Eurozona ha tenuto meglio delle attese anche in agosto (Il PIL dovrebbe essere cresciuto ancora di 0,6% t/t in estate come nel 2° trimestre) e che quindi ci troviamo in una fase di solida espansione al di sopra del potenziale, non si evidenziano pressioni sui prezzi di vendita e/o sulla dinamica sottostante dei prezzi al consumo. La BCE si troverà a dover gestire una comunicazione quanto mai delicata. L’andamento solido dell’economia suggerirebbe una retorica meno accomodante, ma il recente rialzo del tasso di cambio ha difatti innescato una restrizione delle condizioni finanziarie che rende meno urgente un cambio di tono anche perché il rischio è che il cambio possa muovere ulteriormente al rialzo gravando poi su crescita e inflazione. La BCE al più tardi alla riunione di ottobre dovrà comunque fornire delle indicazioni sul programma di acquisto APP dopo dicembre 2017. Un’estensione degli acquisti oltre settembre 2018 rimane il nostro scenario centrale. Si porrà comunque il tema della carenza di carta acquistabile per alcuni Paesi, Germania in primis, stante i limiti che si è imposta la BCE. Considerata la chiara opposizione dei paesi nordici, guidati dalla Germania stessa, ad una modifica della regola del Capital Key (vista come un ulteriore favore ai paesi periferici), si potrebbe eventualmente optare per un innalzamento del limite detenibile del 33% per ogni singola emissione. Anche qui sarà da vedere quanto sarà dura la resistenza dei paesi “core”. Ovviamente un’ulteriore opzione sarebbe quella di aumentare le emissioni da parte di Berlino, sfruttando il surplus di bilancio, ma riteniamo che questa mossa di politica fiscale espansiva sia di difficile attuazione, anche dopo le elezione del 24 settembre.

Il dollaro debole
Il iIl dollaro, aiutato dai dati, ma soprattutto dal set-up tecnico e dal conseguente cambiamento di sentiment, ha proseguito il rimbalzo iniziato tre giorni fa. I cross guida hanno continuato ad essere USD/JPY e USD/CHF che hanno perfettamente sfruttato il combustibile fornito dal risk-on azionario portandosi a oltre 2% rispetto al nadir toccato ad inizio settimana. Anche l’EUR/USD ha comunque fatto il suo, consolidando livelli non solo sotto 1.20 ma ora anche sotto 1.19, praticamente dove ci trovavamo venerdì dopo il nulla di fatto di Draghi a Jackson Hole, che il mercato aveva voluto vedere come un via libera ad ulteriori guadagni della moneta unica. I livelli da guardare ora sono l’area 1.1830 dove il cross aveva messo a segno diversi massimi ad agosto prima di romperli e attaccare quota 1.20 e, più significativamente, i livelli intorno a 1.1700-1.1750 dove passa il supporto del canale rialzista di questi ultimi mesi. Un livello che potrebbe essere raggiungibile in tempi brevi, anche solo grazie al contropiede psicologico subito dal mercato nelle ultime sessioni, se riusciamo a passare ancora qualche giorno indenni senza notizie negative per il biglietto verde provenienti da Washington (sempre in agguato).