a cura della Strategy Unit di Pictet Asset Management
Gli investitori non dovrebbero ostacolare il boom economico. È questa la conclusione a cui siamo giunti dopo aver effettuato un’analisi delle condizioni finaziarie ed economiche. Alla luce della solida espansione della produzione globale (in atto da oltre un anno) e della trasformazione dell’eurozona da anello debole a motore dell’economia, sembra improbabile che le asset class più rischiose subiscano battute d’arresto nel breve periodo. Analogamente, lo scenario appare positivo anche per le prospettive aziendali: a livello globale, gli utili societari avanzano di circa il 16% su base annua.
Inoltre, nonostante le continue riduzioni delle misure di stimolo monetario, le banche centrali non chiuderanno bruscamente i rubinetti con conseguenti shock sui mercati globali.
Per tutte queste ragioni, confermiamo la posizione di sovrappeso sui titoli azionari.
Tuttavia, l’inflazione continua a destare preoccupazione. A fronte del miglioramento delle condizioni sul mercato del lavoro in Europa e negli USA, prevediamo maggiori aumenti salariali nel primo semestre 2018, che potrebbero alimentare l’inflazione e comprimere i multipli prezzo/utili delle azioni.
La minaccia dell’inflazione spiega in parte perché manteniamo la posizione sottopesata sul reddito fisso; l’altro fattore principale alla base del nostro assetto sulle obbligazioni è che i rendimenti, in particolare sul debito corporate, appaiono modesti rispetto al ritmo della crescita economica.
I nostri indicatori del ciclo economico evidenziano una robusta espansione a livello globale. A nostro avviso l’aspetto più incoraggiante è rappresentato dal fatto che il miglioramento delle condizioni economiche sia in parte ascrivibile a un incremento della spesa aziendale. Secondo le nostre stime, nel 2018 gli investimenti dovrebbero aumentare del 5% in tutto il mondo, rispetto al +3,3% registrato quest’anno. Ci aspettiamo un’accelerazione della crescita del 2,4% negli USA e del 5% nei mercati emergenti. L’espansione di eurozona e Giappone si manterrà al di sopra del potenziale.
I nostri indicatori di liquidità dipingono un quadro abbastanza favorevole per i titoli azionari. Il volume delle iniezioni monetarie da parte delle cinque principali banche centrali mondiali si attesta tuttora al 12% del PIL nominale.1 L’eurozona e il Giappone offrono le condizioni migliori per l’azionario. Secondo i dati della BCE nei 12 mesi precedenti ottobre i finanziamenti alle società non finanziarie sono aumentati del 2,9%, la percentuale più alta dal giugno 2009. I nostri indicatori mostrano una crescita del credito nel settore privato USA ancora debole in termini reali. La Cina, nel frattempo, continua a optare per una politica poco accomodante.
Le valutazioni sono ragionevoli per i titoli azionari, ma elevate per diverse asset class a reddito fisso. Sul fronte azionario, il settore della tecnologia appare oneroso; scambia infatti a un rapporto prezzo/valore di libro pari a 5. Tuttavia, con un rendimento del free cash flow di circa il 4,8%, le società tecnologiche USA sono più redditizie rispetto a quelle dell’S&P 500, che presentano un rendimento del 4,3%. Il debito high yield europeo è tra le asset class più costose nella nostra griglia di valutazione e rende il 3%, un minimo storico.
I nostri parametri tecnici suggericono una posizione sovrappesata sui titoli azionari e sottopesata sulle obbligazioni. Detto ciò, un segnale d’allarme viene dai sondaggi sugli investitori istituzionali da noi monitorati, i quali mostrano che l’allocazione nei titoli azionari sta raggiungendo i massimi storici e potrebbe limitare il potenziale di ulteriori rialzi delle piazze azionarie