Scudo Fiscale, due scadenze due aliquote

La normativa per l’emersione dei capitali esteri è “la più grande manovra finanziaria mai fatta da un Paese negli ultimi anni”.
A dichiararlo è stato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che ha mostrato la sua soddisfazione per questa edizione dello scudo appena conclusasi e prossima alla riapertura grazie alla proroga. Il ministro ha affermato che la sua creatura “farà bene all’economia”, e i numeri gli danno ragione, ammontando ad una cifra compresa tra gli 80 e i 110 miliardi i fondi rientrati grazie alla sanatoria, un patrimonio pari a 5 punti del Pil italiano.

Per lo Stato l’incasso sarà di circa 5 miliardi, ed il successo è tale per il governo che si inaugura la prossima fase, lo scudo quarter.
Stamattina, infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge cosiddetto Milleproroghe che contiene la riapertura dello scudo fiscale fino al 30 aprile 2010.
La nuova versione prevede due diverse aliquote: al 6% fino al 28 febbraio e al 7% fino al 30 aprile.
  
Esiste tuttavia una sottigliezza strategica che, giunti ora a compimento del percorso dello scudo, appare in luce. Chi serba buona memoria, infatti, ricorderà che il limite dello scudo-ter era stato originariamente fissato al 15 aprile, per poi essere ristretto al 15 dicembre, creando numerose difficoltà alle operazioni complesse. Ora che i termini vengono riaperti all’originaria data di aprile, appare chiaro che la manovra è stata spezzata in due, così da riuscire a fare cassa entro dicembre. Non è comunque parere di pochi che il “capolavoro” di Tremonti abbia lasciato troppi privilegi agli evasori, con un’aliquota troppo bassa (che solo con l’attuale proroga è fissata sugli standard americani) e un numero eccessivo di condoni sui reati tributari.

Il ministro dichiara che “Quello che è importante è il potenziamento dell’economia italiana. Non so quali altri precedenti ci sono di un rientro di 5 punti di Pil in tre mesi”, si vanta, ma il rimpatrio “potenzia le nostre piazze finanziarie e inoltre un’enorme quantità (dei capitali) sarà utilizzata per mantenere aperte le aziende. Per non licenziare, per continuare l’attività”.
Quanto all’utilizzo, il ministro è prudente “perché si tratta di entrate una tantum. In ogni caso”, dice, “non scambiate il dito con il cielo: quello che conta non è quanto incassa lo Stato ma soprattutto cosa rientra in Italia”.

In quanto ai rientri una tantum forse sarebbe stato meglio prendere più in considerazione gli avvertimenti dell’Ocse, che segnalavano un pericolo palpabile per la situazione tributaria italiana che non incoraggia chi paga regolarmente le tasse a causa di queste generose concessioni agli evasori. In secondo luogo, come ben dimostrato dai dati diffusi dagli operatori del settore, l’impatto che questi fondi avranno sul mercato reale resterà minimo, almeno per quanto riguarda il primo anno.
Tremonti è soddisfatto, ma forse la sua creatura non è poi così perfetta.