Nuovi guai in quel di Svizzera ancora a causa del segreto bancario, ma questa volta il Ministro Tremonti non c’entra niente.
In realtà lo scontro è interno e vede opposti l’organismo elvetico di vigilanza sui mercati Finma e il Tribunale amministrativo federale Taf.
La causa della contesa sta nella questione dei 300 nominativi dei clienti Ubs americani forniti al governo Usa nel febbraio 2009, operazione che il Taf ha giudicato illegale, riaffermando nei fatti l’esistenza del segreto bancario, seppur allentato.
Il governo elvetico si è dichiarato favorevole ad un ricorso della Finma alla sentenza, azione che probabilmente sarà intrapresa entro la fine del mese:
“Spetta al consiglio del nostro organismo decidere sul ricorso, ma fa piacere che il Governo voglia sostenerci”, ha commentato Patrick Raaflaubm, direttore della Finma.
Un appoggio che non sorprende, essendo stata proprio Berna a promuovere la consegna dei 300 nominativi di clienti sospettati di reati fiscali negli Stati Uniti, cosa che il tribunale federale non ritiene conforme alle norme nazionali sul segreto bancario e sulla tutela della privacy.
Tuttavia la Finma sostiene le sue ragioni: “In una situazione di crisi acuta e di minaccia del ministero di Giustizia americano di agire contro Ubs”, racconta Raaflaub, “esisteva un pericolo reale e immediato. Noi abbiamo valutato le possibilità e quindi abbiamo ritenuto che la nostra legge bancaria potesse fornire una base legale valida per la nostra iniziativa”, conclude il direttore dell’organismo.
Queste motivazioni non interessano il tribunale, secondo il quale la mossa della Finma non trova giustificazione né nella legge bancaria né nello stato di necessità.
I clienti americani, a differenza del successivo accordo Berna Washington concluso nell’agosto 2009, non hanno avuto la possibilità di fare ricordo immediato contro l’azione dell’organismo elvetico poiché i loro nomi erano già finiti sulla scrivania delle autorità americane. Questo di fatto ha comportato una violazione dei loro diritti.