Lo spartiacque

…che si ripetano quei fenomeni che hanno portato a galla un sistema dalla fragilità sconcertante. La sensazione leggendo le possibili novità che potrebbero essere introdotte è una sostanziale coerenza con il lavoro svolto fino ad ora. Le variazioni, infatti, dovrebbero essere operate sulle leve che finora sono state utilizzate: il capitale di vigilanza, con una nuova definizione di Tier1 e Tier2 e la sostanziale eliminazione del Tier3; un aumento della percentuale di capitale da stanziare a fronte dei rischi di credito assunti in forme non tradizionali, come le famigerate cartolarizzazioni; l’istituzione di un limite alla leva finanziaria delle banche da utilizzare come componente del primo pilastro; la promozione dell’attività di accumulo di buffer di capitale da rilasciare nei momenti di recessione, chiaro intervento per limitare la prociclicità delle valutazioni fatte attraverso i rating interni; e infine l’introduzione di standard globali di liquidità sia sul breve sia sul medio lungo periodo.
Poco più in là si è spinto il presidente USA Barack Obama che tra i punti principali del suo piano di riforma bancaria si dice abbia posto la separazione tra attività di raccolta presso il pubblico e quello di investimenti in fondi speculativi o di private equity. Ancora una volta il legislatore insegue il sistema finanziario e cerca di mettere una pezza a situazioni già in parte deteriorate, sperando che questa volta i risultati siano migliori delle passate esperienze.
I mercati hanno appreso queste notizie di nuove possibili regole in maniera abbastanza negativa facendo pesare soprattutto sui titoli bancari le prospettive di coefficienti patrimoniali più restrittivi e conseguenti minori possibilità di macinare utili. Timori che sono almeno parzialmente ingiustificati dal momento che la strada per arrivare al recepimento legislativo nazionale è ancora lunga. Inoltre solitamente durante l’iter di discussione questo tipo di riforme vengono fatte in maniera tale da entrare in vigore progressivamente senza creare grosse discontinuità rispetto al passato.
Per quanto riguarda gli hedge il 2009 si conclude a livello internazionale come l’anno della riscossa. Riscossa che è partita dalle performance per estendersi anche alla raccolta in un secondo momento. Le due componenti hanno portato l’intero mercato ad aver sostanzialmente dimenticato il crollo del 2008 ed essere tornato sui livelli pre-crisi. Sicuramente dal punto di vista della percezione di questo tipo di strumenti è necessario segnalare una migliorata consapevolezza del tipo di rischio cui si va incontro optando per questo tipo di investimenti.

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