Troppi report finanziari soffocano l’innovazione: la ricerca

La frequenza dei report aziendali dovrebbe essere diminuita per favorire una maggiore innovazione e una riflessione a più lungo termine, secondo una nuova ricerca della The Business School (ex-Cass).

Co-autore dello studio, Arthur Kraft ha scoperto che i manager sono costretti a focalizzarsi sempre più su come massimizzare i guadagni a breve termine a discapito dell’implementazione di una strategia a lungo termine, quando le aziende si vedono imporre – o si auto-impongono – una rendicontazione finanziaria a cadenze regolari. Una minore tensione verso obiettivi a lungo termine ostacola la lungimiranza e impedisce di investire nell’innovazione per timore di andare incontro a spese a breve termine.

Invece, un approccio meno rigido al reporting finanziario dà ai manager il respiro di cui hanno bisogno per concentrarsi di meno sui guadagni a breve termine che servono a compiacere gli shareholder, e di più su come investire in progetti di maggior valore per l’azienda. La ricerca ha preso in esame le domande di brevetto delle aziende statunitensi mentre i requisiti di reporting aziendale della U.S. Securities and Exchange Commission (Sec) – la massima autorità finanziaria statunitense che regolamenta i mercati azionari e obbliga le società a fornire report periodici sull’andamento delle società – venivano modificati nel corso del secolo scorso.

Durante il periodo di tempo preso in considerazione, questi requisiti andavano dal reporting annuale nel 1934, al reporting semestrale nel 1955 e, infine, al reporting trimestrale nel 1970. Analizzando i cambiamenti nelle società che hanno subito l’evoluzione di questi requisiti e confrontandoli con quelle non vincolate dalla normativa vigente, il rapporto ha rilevato che le aziende che hanno aumentato la propria frequenza di reporting sono andate incontro a:
• una diminuzione di 1,87 brevetti all’anno;
• una diminuzione di 19,58 non autocitazioni dei propri brevetti;
• una perdita di 1,76 milioni di dollari del valore del brevetto.

I risultati suggeriscono che sia la quantità che la qualità dell’innovazione diminuiscano se i manager vengono messi regolarmente sotto la lente d’ingrandimento. Il che può condurre all’inerzia e a una cultura dell’immobilismo con aziende non più disposte a investire.

Kraft ha affermato che, sebbene i manager abbiano l’obbligo legale ed etico di rendere conto ai propri azionisti, un controllo eccessivo sotto forma di report finanziari periodici potrebbe favorire un approccio eccessivamente cauto. “Aumentare la frequenza del reporting può aumentare la trasparenza e generare opportunità di investimenti esterni. Tuttavia, gli shareholder e le autorità di regolamentazione finanziaria dovrebbero considerare i fattori inibitori che questo può avere sui manager e sulla loro motivazione e performance”.
“L’innovazione aziendale ha vantaggi significativi per l’economia globale e i manager dovrebbero essere incoraggiati ad adottare un approccio più olistico alla pianificazione a lungo termine per contribuire a migliorare la sostenibilità del business”.

Kraft ha inoltre sottolineato come l’attuale pandemia da coronavirus sia la prova che, nella situazione attuale, le aziende abbiano bisogno di un approccio lungimirante senza precedenti. “Gli investimenti nell’innovazione comprendono inizialmente costi di ricerca, sviluppo e implementazione, ma si tratta di componenti necessarie perché un’azienda possa crescere. Anche se nessuno avrebbe potuto prevedere gli eventi del 2020, è evidente che coloro che sono stati in grado di adattare i propri modelli di business hanno, generalmente, superato meglio la pandemia. Essere in grado di adattarsi a qualsiasi aspetto della ‘nuova normalità’ richiederà investimenti innovativi come mai prima d’ora – ed è importante che i manager abbiano la libertà di farlo”.