L’EurUsd è stato Ask (dal lato banche, quindi venduto) su tutti i mercati, dall’Asia all’Europa agli USA, causando una perdita di 3 Big Figure (1 big figure = 100 pip) passando da 1,31 e rotti a 1,29. L’ultima volta che abbiamo avuto un sell-off più ingente di questo è stato il 5 gennaio 2009. Con le dichiarazioni dei leader europei e nessun dato macroeconomico europeo sul calendario, il sell-off è probabilmente dovuto a fattori “macro” e non “micro”.
Gli sviluppi macro sono molto più importanti e “pesanti” rispetto agli sviluppi “micro”, ossia il gossip o le oscillazioni che vanno di giorno in giorno. Probabilmente sono le preoccupazioni sulla crescita USA e Cinese che hanno “spento” l’appetito per il rischio. Tra altre cose, la Bank of Ireland ha riportato un declino del 66% nei profitti nella prima metà del 2010 sulla base di perdite da mutui (che abbiano debito sovrano ed esposizione all’immobiliare UK?).
Ieri il governo irlandese ha avuto il permesso dalla Commissione Europea di iniettare altro capitale nella banca Anglo Irish, riportando in mente le problematiche di ricapitalizzazione delle banche in difficoltà qui in Europa. Dunque spread obbligazionari su, rischio giù e volatilità su. Ricordiamo che preoccupazioni simili hanno spinto a ribasso l’Euro nella prima parte dell’anno e quindi queste “fresche” preoccupazioni hanno sovrastato la debolezza del dollaro.
Inoltre questo andamento evidenzia l’inutilità degli stress test sulle banche. La produzione industriale dell’area euro oggi, e la diffusione del report mensile della BCE non dovrebbero fornire gran supporto per l’EurUsd. Le preoccupazioni sull’Irlanda hanno anche minato il solito pattern di continuazione che avviene dopo il meeting della FOMC.
Dunque è l’avversione al rischio a far rafforzare il dollaro contro tutto tranne lo Yen (che gode di buona salute di solito in agosto). Oggi non ci sono dati USA che possano muovere il mercato e quindi è probabile che propensione/avversione al rischio possano essere i driver di oggi. Per completare il quadro, la Cina ieri ha emesso dati non brillanti, che mostrano un rallentamento dell’economia orientale.
Passando in UK, la sterlina ha perso terreno anche ieri dopo che la BoE ha tagliato le stime per la crescita 2011 a 3% (da 3,6%). I componenti principali di questa revisione sono i consumatori (meno fiduciosi e quindi più restii a spendere) ed i prestiti concessi alle imprese. Per chi invece spera in un intervento della BoJ per contrastare la forza dello Yen, non ci sarà soddisfazione nell’immediato.
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UsdJpy – grafico giornaliero
Passiamo alla sezione di analisi tecnica, dove la chiara price action vista due sere fa sull’EurUsd, ha fatto si che il dollaro riuscisse non solo a raggiungere 1.3000 come suggerito, ma che arrivasse addirittura a 1.2830. Il forte recupero del buck ha chiaramente invertito la tendenza rialzista dell’eurodollaro cominciata dopo la prima settimana di giugno ed ora dobbiamo fare attenzione ad individuare i livelli di supporto che potrebbero contenere questa perdita di forza dell’euro nei confronti del biglietto verde.
1.2775 il primo punto significativo, seguito da 1.2730, mentre 1.3000 sarà la resistenza da tenere sotto osservazione. La nostra idea è che si possa vedere abbozzato un recupero dell’euro, fino a sotto quota 1.3000, dove molti compratori di dollari potrebbero entrare con posizioni short sull’EurUsd.
Il UsdJpy è andato inevitabilmente a vedere il livello di minimo dello scorso novembre (84.801) raggiungendo quota 84.715, che per ora ha tenuto e nel momento in cui scriviamo ci troviamo sopra 85 figura.
E’ possibile assistere ad una rottura di tale livello ed allora ci troveremmo, come si suol dire, nella terra di nessuno, in un territorio inesplorato che potrebbe portare ovunque, anche se, vista l’importanza di questo cambio per gli equilibri industriali internazionali, è difficile che esso scenda, almeno per il momento di parecchi punti.
Un’ulteriore fatto che conferma questa idea è che, se osserviamo il più grosso movimento visto ieri sul mercato, vediamo che è stato sull’EurUsd con il dollaro in forte recupero, ma che forse sarebbe meglio descrivere come “un euro in forte perdita”, dal momento che gli altri dollari non hanno recuperato così tanto terreno nei confronti delle altre divise. Dunque dollaro in movimento, è vero, ma non attore completamente protagonista di queste giornate di trading.
Per quanto riguarda il cable, ieri abbiamo assistito a quello che pensavamo essere un punto di arrivo a 1.5700. Siamo scesi fino a quasi 56 figura ed ora ci ritroviamo già sopra 1.5700, delicato livello per le sorti del pound inglese. Per la giornata odierna, possibile un recupero fino a 1.5780 dove poter cominciare ad aprire posizioni short sterlina.
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