Rientriamo dopo la pausa dedicata a ferragosto e ritroviamo un euro che è riuscito a riportarsi sopra quota 1.4400, ma la nota di maggior rilievo va dedicata all’eurofranco, che come sappiamo è da considerare come benchmark per valutare lo stato di fiducia sull’euro, il quale è riuscito a mantenersi sopra quota 1.1000, sulla scia della continuazione dei rumors provenienti dall’SNB circa un’eventuale ancoraggio della valuta elvetica alla moneta unica.
Parole forti che fanno trasparire l’evedente preoccupazione di fronte all’eventualità di assistere ad un lungo periodo di overshooting (quando un cambio raggiunge livelli di squilibrio particolari e si mantiene su di essi per parecchio tempo) ed al contempo fanno capire che l’Istituto Centrale, nel momento in cui dovesse decidere di intervenire a salvaguardia dell’economia elvetica con lo scopo di indebolire il franco, lo farebbe andando ad agganciare il valore di esso ad un’altra moneta, al fine di non sperperare (è proprio il caso di dirlo) miliardi di franchi per non ottenere effetti duraturi e credibili.
Ricordiamo come l’ultima serie di interventi a protezione del livello di 1.4000 contro l’euro hanno visti venduti una quantità di franchi pari a circa il 20% del Pil svizzero, intervento che secondo la sentenza dei posteri, non è da considerare proprio efficace. Intanto l’euro ha dimostrato una buona reattività anche di fronte agli acquisti di bond statali da parte della BCE, la quale ha ora reso noto l’entità dell’operazione. Si tratta di una cifra davvero importante, che ha sorpreso la maggior parte degli analisti: 22 miliardi di euro, contro le stime che si aggiravano intorno a 15 miliardi, ben 5,5 miliardi in più rispetto a quanto speso nel meggio 2010 per il rastrellamento dei bond greci. Con questo ulteriore step messo in atto con l’unico fine di alleviare le tensioni sui mercati obbligazionari dei Paesi in difficoltà (Italia in primis, trattandosi della terza economia dell’area euro) si è raggiunta la cifra di 96 miliardi investiti in bond dei cosiddetti Piigs (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna).
.jpg)
Parlando della seconda economia invece, quella francese, venerdì non sono arrivati dei buoni dati macroeconomici, ma questo non ha mosso in maniera particolare il mercato, contento di aver lasciato alle spalle la possibilità di vedere un downgrade imminente del debito francese. Dall’America arrivano invece le vendite al dettaglio per il mese di luglio, che hanno battuto le aspettative di 0.3% andando ad attestarsi a 0.5%, mentre il dato precedente è stato rivisto a rialzo a +0.3%, niente di che, ma pur sempre un dato positivo. Questa settimana sarà cruciale per cercare di comprendere come si muoverà il sentiment di mercato. La ricerca delle correlazioni adesso dovrà partire dall’appetito per il rischio, cercheremo giorno per giorno di individuare le situazioni più interessanti da poter essere sfruttate a nostro favore.
Passiamo ora alla consueta sezione di analisi tecnica cominciando con un eurodollaro che, con la ripresa di forza mostrata ieri si è riportato nella parte alte dell’ampio range che ci sta accompagnando da fine luglio. Il supporto di breve periodo da tenere in considerazione diventa 1.44 figura, livello che sarebbe in grado di farci vedere il raggiungimento di 1.4500 in tempi brevi. In caso di sua rottura, un’accelerazione verso 1.4300 non è da escludere. Spostando l’orizzonte di analisi più sul lungo periodo i livelli rimangono pressochè invariati: 1.3950/1.4000 come grande area di supporto (in grado di portare ad una vera svolta di lungo) così come troviamo 1.4450 come area di resistenza in grado di riaprire le strade ad una ripresa della moneta unica con un primo livello di conferma posizionato a 1.4530.
Per quanto riguarda il UsdJpy, troviamo una situazione di calma sui prezzi, che si stanno muovendo all’interno di un range molto stretto. Parliamo di 76.50/77.00, livelli che devono essere considerati per valutare eventuali rotture che potrebbero portare ad aumenti di volatilità o verso il livello di minimo a 76.30 (attenzione che se ci si arriva, la possibilità di vederli superati è alta dato il gran numero di stop di chi è long dollaro) oppure verso una ripresa della quotazione, che comunque incontrerebbe delle resistenze un quarto di figura più in alto, intorno a 77.25. La strada più probabile, a giudicare dal posizionamento delle EMA su un grafico orario risulta essere la prima. Se passiamo a dare uno sguardo ad EurJpy, non possiamo che notare la ripresa dei prezzi che ha seguito la salita dell’EurUsd. Il cambio si trova ora sotto 111.00 che è da evidenziare come livello di resistenza (allargabile fino a 111 ¼). In caso di sua rottura, 112.00 sembra essere l’obiettivo più plausibile, mentre il supporto a questo scenario passa da 110.30, visibile su un grafico orario. Il cable ha mostrato parecchia forza, andandosi a riportare sopra l’1.6300 e raggiungendo anche 1.6400. Attenzione ora alla minute della Bank of England che saranno rilasciate nella giornata di domani.
Le anticipazioni circa i livelli di inflazione che potrebbero essere toccati non hanno mostarato grossi effetti, in quanto le aspettative su eventuali ritocchi di tassi sono ben ancorate su un nulla di fatto, ma questo non significa che non potremo assistere ad aumenti di volatilità intorno ai livelli tondi, senza per ora sopstarci dal corridoio 1.6300/1.6400. Chi lavora sul breve può considerare 1.6350 lo spartiacque tra posizionamento rialzista o ribassista atto a cercare di portare a casa dai 35 ai 50 punti ad operazione. Il cambio UsdChf Si sta per ora mantenendo sopra 0.7800, che diventa il livello di supporto di breve da tenere sotto osservazione, mentre 0.7880 rappresenta il punto di resistenza. 0.7750 è invece l’ultimo livello di supporto che potrebbe evitare una nuova flessione a ribasso dei prezzi. L’EurChf, come anticipato, si sta mantenendo su buoni livelli, considerata la fortissima discesa che abbiamo visto. 1.1250 (il livello a cui ci troviamo mentre scriviamo), risulta essere il supporto di breve più importante (anche se debole), mentre se allarghiamo il timeframe di analisi vediamo come 1.1000 sia cruciale per il medio periodo.
Terminiamo con le commodity currencies, dove troviamo l’AudUsd stabilmente sopra 1.0400, che rappresenta il supporto più importante per poter rivedere una salita del dollaro australiano, che se riuscirà a rompere le resistenze intorno a 05 figura potrebbe ripuntare 1.0750. Per quanto riguarda invece UsdCad, tra 0.9770 e 0.9790 troviamo i livelli di supporto che potrebbero essere propedeutici al raggiungimento di 0.9900, livello medio del range che viviamo dai primi giorni di agosto.