Che impatto concreto può avere la crisi dei mercati causata dalle incertezze politiche in Italia? Se il ministro delle finanze tedesche Wolfgang Schaeuble continua a professarsi “non preoccupato” della piega che hanno preso gli eventi nell’ultima settimana e si dice convinto che “i livelli toccati dallo spread Btp-Bund sono simili a quelli che precedettero l’introduzione dell’euro, ma sono destinati a tornare a ridursi una volta che le incertezze legate al problema della leadership politica italiana saranno dissolte”, c’è chi ha fatto qualche calcolo per capire esattamente le relazioni esistenti tra tassi pagati sui titoli pubblici, andamento della crescita del Pil, rapporto debito/Pil ed entità della manovra espressa in percentuale sul Pil. Orbene, secondo i calcoli degli esperti, con tassi al 7,5% e una crescita nominale del Pil attorno allo 0,5% nel 2012, un paese come l’Italia che ha un rapporto debito/Pil pari al 120% dovrebbe varare una manovra tale da portare ad un avanzo primario di bilancio vicino all’8,4% del Pil, più del doppio del 3,7% preventivato per l’anno prossimo a fronte della manovra approvata finora, da 60 miliardi di euro. Ovvero per sperare che la manovra finora nota sia sufficiente occorrerebbe vedere i tassi sui titoli di stato italiani ridiscendere attorno al 3,6% massimo, mentre se la crescita del Pil l’anno venturo fosse pari all’1% si potrebbero sopportare anche tassi attorno al 4,1% senza dover varare misure aggiuntive, a riprova che tassi più elevati sono sopportabili solo in presenza di un rapporto debito/Pil meno pesante, o di una crescita più elevata o di un mix dei due fattori. Tutte ipotesi che sembrano difficili da realizzare in questo momento, sicché è prevedibile, come segnala qualche lettore, che da un lato le banche inaspriscano le condizioni del credito consesso, dall’altro provino tutte ad accaparrarsi quanta più liquidità possibile. Il che a sua volta spiega come mai in queste settimane torni ad intensificarsi la sfida tra le principali banche italiane, combattuta a suon di rendimenti offerti sui conti correnti vincolati o sui depositi, una sfida che probabilmente richiederà molto lavoro anche a fronte di relative poche soddisfazioni ai promotori finanziari italiani, ma che viste le incertezze del momento sembra inevitabile.