Il trading è fatto di secondi, per non dire di centesimi di secondo; attimi che fanno la differenze tra una scelta “azzeccata” e una no. “Il mio pensiero è che nel copytrading il trader sprovveduto si affanni per inseguire il superguru senza mai raggiungerlo, proprio come colui che cerca di salire su un treno in corsa: verrà schiacciato da quello successivo”. L’immagine (nella foto) evocata da Gian Paolo Bazzani, ceo di Saxo Bank e presidente dell’AssoforexCfd, l’associazione che riunisce i principali broker online attivi in Italia, mette in guardia sui rischi legati al nuovo “fenomeno” nel mondo del trading online: il social trading e il suo “derivato” il CopyTrader.
Social media come Twitter e social network, come Facebook o LinkedIn, hanno rivoluzionato le nostre vite in molteplici aspetti: dalle relazioni interpersonali al business aziendale, alle modalità con cui ci cerchiamo le informazioni; ovviamente, anche la finanza guarda con crescente interesse alle nuove dinamiche di condivisione 2.0. Spesso, per esempio, traders “segnalano siti di contenuto informativo e educativo, contribuendo a distinguere tra chi offre davvero un servizio e chi si limita a presentarsi come un imbonitore”, continua Bazzani. “Un fattore facilmente riscontrabile è il numero di nuovi traders che quotidianamente si affaccia sui mercati finanziari. Il trading online è l’unico settore finanziario in crescita nel nostro paese negli ultimi cinque anni. A traders più informati e più numerosi, si accompagna una crescita degli scambi”. Ma spesso nelle pieghe degli aspetti positivi di ogni innovazione tecnologica si annidano anche i pericoli. Quali sono? Lo stesso Bazzani sul suo blog personale (http://gianpaolobazzani.com/) si interroga sulle complicazioni del “trading ai tempi di Facebook”:
“Come tutti i fenomeni di grande intensità, anche il social trading ha una sua deriva di tipo degenerativo e anche per questo è già stato coniato un nome: copy trading. Di fatto un investitore senza alcuna conoscenza dei mercati può limitarsi a copiare fantomatici traders che gli sono proposti da alcuni brokers. […] Obiettivo dichiarato di questi operatori è creare nell’immaginario collettivo dei superguru degli investimenti, dei quali può essere istantaneamente copiata ogni mossa da parte di migliaia di seguaci. Seguaci, si badi bene, che non devono compiere alcun sforzo per compiere l’intero sentiero dell’illuminazione, basta copiare. L’effetto a cascata di avere trader multipli che in maniera del tutto inconsapevole copiano una sola fonte di segnali sta incrementando il volume degli scambi di questi operatori. Purtroppo in finanza i superguru, ammesso che ne esista qualcuno, sono talmente occupati a fare soldi che non si preoccupano di gestire dei seguaci e di spendere tempo e quindi denaro in chat. Se voi foste in grado di realizzare una performance del 3000% in soli 3 mesi, spendereste parte del tempo a condividere le vostre idee di trading in una chat? Cosa vorreste in cambio?”. (dal blog di Gian Paolo Bazzani, ceo Saxo Bank Italia).
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L’accusa, senza troppi giri di parole, punta il dito al nuovo operatore che si sta affacciando nel panorama italiano del trading online: eToro, che quest’anno, per la prima volta, ha partecipato anche all’ITForum a Rimini. Il network di investimenti guidato dal ceo Yoni Assia opera in Italia, ma ha sede a Cipro; gestisce una piattaforma, OpenBook, che, grazie proprio al CopyTrader, copiando, cioè, le mosse dei trader con le performance migliori, permetterebbe di massimizzare i propri profitti riducendo gli sforzi al minimo.
“Purtroppo sul mercato italiano”, spiega a BLUERATING Alessandro Capuano, responsabile del desk italiano di Ig Markets e vicepresidente dell’associazione dei broker italiani, “ci sono operatori che preferiscono operare dall’estero con l’obiettivo di mantenere quello status di flessibilità che permette loro di essere più aggressivi, e sicuramente poco conformi alla normativa italiana per quanto riguarda le pubblicità e le promozioni. Il vero problema è che quando si opera sul mercato italiano, ma senza avere una sede in Italia, l’autorità responsabile rimane quella del paese estero di registrazione e le autorità di vigilanza locale non hanno un vero e proprio potere sull’intermediario, ma si limitano a segnalare alla vigilanza estera eventuali problemi”. Un aiuto in questo senso sarebbe dovuto arrivare dalla Mifid, che avrebbe dovuto equiparare le normativa in tutta Europa, “ma nel concreto le diverse interpretazioni locali non rendono le normative dei singoli paesi uniformi e, ahimé, molti operatori hanno deciso di installare la casa madre, guarda caso, in quei paesi dove la normativa è stata interpretata in maniera più flessibile”, ha concluso Capuano. “Noi, come associazione, continueremo a segnalare queste situazioni in modo da sensibilizzare stampa e utenti finali”.
Anche altri membri dell’associazione avanzano i loro dubbi, come Giuseppe Geresia, branch director di T X-Trade Brokers (Xtb) che “nell’apprezzare l’innovazione tramite il sistema del social trading (copy trader), non possiamo dimenticare come i brokers debbano rispettare le direttive fornite dalle autorità di vigilanza, che hanno più volte ribadito come il copy trading possa essere paragonato ad una gestione da parte di terzi del conto del cliente, e fornire unicamente servizi autorizzati da tali autorità. Ricevere dei rebate in base al numero di follower è anche considerato illegale. Anche dal punto di vista comunicativo non mancano le critiche e “tutti i messaggi fuorvianti devono essere elimanti”, continua Geresia. “La nostra volontà come associazione è quella di sensibilizzare il mercato mostrando gli effettivi rischi ad operare tramite questi sistemi di trading ed una stretta collaborazione con le autorità di vigilanza, in modo che tutti gli operatori possano confrontarsi su attività regolamentate che salvaguardino l’utente finale”.
Dello stesso avviso Gabriele Vedani, manging director di Fxcm Italia. “Non sta a me vigilare su chi accede al mercato e su come lo fa, noi cerchiamo di essere il più aderente possibile alle normative vigenti, qualora ci imbattiamo in aspetti regolamentari incerti ad esempio chiediamo sempre pareri ad advisor qualificati e in caso di ulteriori dubbi optiamo sempre per l’opzione più prudente”, ha spiegato a BLUERATING il manager. “Sta, a mio avviso, al cliente che si vuole avvicinare al mercato fare una minima di diligence; elementi base di analisi dovrebbero essere in ordine di importanza: autorizzazione ad operare in Italia, forma contrattuale utilizzata (domestica o straniera) e foro competente, banca depositaria”.