Saxo Bank, un’estate di malcontento

Di seguito il commento di Steen Jakobsen, Chief Economist di Saxo Bank:

La strategia “aspetta e spera” utilizzata fino ad ora in Europa per uscire dalla crisi del debito ha ormai fatto il suo tempo e non c’è più spazio per le decisioni politiche. Il problema di breve periodo è che la Germania non può ratificare l’ESM prima di settembre (quando la Corte Costituzionale Tedesca avrà emesso una sentenza) e l’intervento tramite l’EFSF non può essere efficace.  La rendita spagnola non ha limite superiore e molti dimenticano che il mercato del debito sovrano spagnolo non è più un mercato reale. Ci sono solo due compratori netti: l’ECB e le banche spagnole, che usano la liquidità fornita dalla ECB. È un circuito chiuso in cui interagisce sempre meno denaro. La Banca di Spagna ha evidenziato una crescita deludente, con un -0.4% nel Q1 e -1.0% atteso per il Q2. Servirà un miracolo perché la Spagna raggiunga il deficit progettato e promesso del 3.0% rispetto al PIL nel 2015 e anche nel 2020 senza riforme importanti.

UN’EUROPA DI DIRITTI – In Spagna, e in qualche modo anche in Italia e in Grecia, il problema non consiste necessariamente nel fatto che non siano state messe in atto le giuste riforme. Piuttosto, sono state la riluttanza e l’incapacità di applicare la legge ad impedire a così tanti in Europa di fare “la cosa giusta”.  Negli ultimi dieci anni l’Europa è diventata un’Europa di diritti. Lo stesso modello di “assistenza sociale” che l’Europa cerca di imporre gratuitamente alle nazioni “meno fortunate” è passato da sostenere a indebolire le società europee. Il problema riguarda la definizione della parola stessa: un diritto è un beneficio di cui molti ritengono di poter usufruire automaticamente, che lo abbiano o meno guadagnato in qualche modo. Piuttosto che qualcosa fornito ai più deboli nei momenti di bisogno, o, temporaneamente, a un gruppo più ampio durante i periodi di recessione, i diritti sono diventati qualcosa di cui molti pensano di poter godere in qualunque momento. Siccome l’Europa è diventata un’Europa di diritti, è destinata a fallire quasi per definizione. La grande “maggioranza” dei possessori dei diritti (pensionati, disoccupati, imprese che hanno bisogno del sostegno statale) cresce di giorno in giorno mentre il sistema fallisce. Quindi, ora ci troviamo ad avere una classe crescente di persone che esercita il potere politico in modo totalmente sbagliato e cerca di ottenere più diritti a partire da una base economica e finanziaria in calo. Nel frattempo, per alleggerire la pressione sui sovrani, le banche centrali stampano denaro, salvando così coloro che hanno preso decisioni sbagliate in passato e accumulato troppo debito, confiscando anche i risparmi di coloro che di benefici non ne hanno mai chiesti. Insomma – tutti diventano più poveri con queste dinamiche.

OMAGGI IN FRANCIA – La situazione è aggravata dalla mancanza di consenso politico in Europa. Il presidente francese Hollande sta cercando di cavarsela con quella che in termini economici è una missione suicida – ulteriore abbassamento dell’età pensionistica, divieto di licenziamenti e riforme sociali nel paese europeo che spende già moltissimo sulle pensioni. Le possibilità che questo programma abbia successo sono inferiori a quelle che la Spagna raggiunga gli obiettivi di budget! Nel frattempo, Angela Merkel e la Germania (e la maggior parte del nord Europa al loro fianco) cercano di dettare programmi di riforme basati sull’austerità che consentirebbero alle zone periferiche di preservare la strada verso la prosperità. Quando ci si trova in una spirale di deflazione del debito, mantenerlo vivo e allo stesso tempo cercare di risparmiare sulla spesa pubblica è la ricetta per il disastro. Il gioco “prolunga il debito e continua a far finta di poterlo pagare” si deve fermare: prima ci si rende conto delle perdite, più basso sarà il costo finale. A questa situazione, aggiungiamo un’Italia che rimarrà presto senza governo e deve rifinanziare un trilione nei prossimi di due anni, e gli Stati Uniti che sono riluttanti a mettere in atto un QE3 visto lo scarso successo del QE e del QE2, e abbiamo le condizioni di quella che abbiamo deciso di chiamare “Estate di malcontento”.

 RISORSE PREZZATE IN BASE AL RISCHIO DI CODA – Le risorse non sono prezzate in base alla loro attrattività microeconomica (p/e, crescita, quota di mercato, generazione di flussi di cassa) ma solo in base alla metrica del rischio di coda, che sta crescendo a causa dei costi di finanziamento sempre più alti per i paesi Club Med (costo di finanziamento superiore, deficit maggiori, ciclo di crescita più basso). È questo il prezzo dell’approccio “aspetta e spera”: le situazioni microeconomiche positive vengono affievolite da quelle macro negative. Questa è la lezione che il mercato ha cercato di insegnare ai politici, che, però, continuano a fare promesse a vuoto e a far passare per piani dei “non piani”. Quando alla fine vedremo un vero “meeting dei cardinali dell’Unione Europea”, solo in quel momento avremo il minimo su EURUSD e Stoxx50 e il massimo nella rendita dei paesi Club Med – non un giorno prima. Ma se questo non dovesse accadere, non prenotate il biglietto per l’Arca di Noè. La microeconomia tornerà, e con essa la ragione, il profitto e la logica. Il sistema viene testato, come dev’essere, ma non sta crollando, sta semplicemente cambiando.

STRATEGIA – Regole del rischio di coda: il rischio di coda sta aumentando, non diminuendo, quindi è necessario un atteggiamento difensivo. Il mercato sarà come l’estate europea quest’anno: freddo e variabile, con sole occasionale.

 FOREX – Siamo stati long al 50% su USD e 50% su SEK e NOK dal Q3 del 2011 e continuiamo questa copertura.
25% in Bond ad alta rendita (dal 50%), 25% in bonds SEK. Totale: 50%

AZIONI – Long su GDX e HYG.
Short su STOXX50 tramite ETF su Euro.
Short indice su S&P (da 1361.00)
Long put 1200 scadenza ad Agosto
 
COMMODITY – Long su oro tramite GDX.