I big cartolarizzano il credito, che non viene dato ai piccoli

SOFFERENZE IN CRESCITA – Negli ultimi dodici mesi le sofferenze del sistema bancario sono cresciute del 23 per cento, arrivando a sfiorare il tetto dei 150 miliardi, qualcosa come il 9 per cento del prodotto interno lordo. Gli affidati in sofferenza sono 1.215.000, per un importo medio di 125 mila euro ciascuno. Se si analizzano i dati con la lente di ingrandimento, emerge poi che, come sempre, i più danneggiati sono le piccole e medie imprese: artigiani, commercianti, pmi. Il picco massimo tocca il settore costruzioni, esposto per il 200% del valore aggiunto, il che sta ad indicare che i cantieri dovrebbero lavorare due anni di fila solo per ripagare il debito esistente.

CURA DA CAVALLO PER I CONTI BANCARI – Non finisce qui la cura da cavallo per i conti bancari, alla vigilia dell’esame europeo: non passa giorno, ormai, senza che qualche banca annunci un’operazione di cartolarizzazione (vedi l’accordo tra Unicredit e l’hedge fund Usa Mariner) piuttosto che la cessione di pacchetti di non performing loans a qualche gruppo internazionale per importi largamente inferiori al valore nominale (pare che corrano cifre pari a meno di un decimo dell’importo iniziale). Non è difficile immaginare le prossime mosse di questi “compratori di debito” e, soprattutto, le conseguenze: nuovi seri problemi per i clienti più “deboli”. Nel frattempo il credito viene concesso con il contagocce anche alle imprese giudicate più “sane” e, spesso, vengono richiesti rientri mascherati. In sostanza, si è deciso di scaricare l’onere del riequilibrio del sistema sulle spalle della clientela, con il risultato di inasprire la crisi del sistema imprenditoriale.

LA SCELTA SPAGNOLA – Di fronte questa gravissima situazione viene da chiedersi se non sia stata più saggia la scelta spagnola: un’operazione, basata sulla creazione della bad bank in cui far confluire debiti ed assets in sofferenza. Oggi la Spagna sta procedendo a tappe forzate alla liquidazione del patrimonio immobiliare incagliato, grazie ad un marketing aggressivo (non escluso il compra tre, paghi due…), l’offerta di immobili “puliti” di pegni ed ipoteche varie. Certo, è stata un’operazione dolorosa per azionisti ed obbligazionisti, come nel caso di Bankia, ed una mutilazione di potere per alcuni poteri forti (le Caixas hanno dovuto vendere pacchetti strategici, come il controllo di Iberia). Ma le banche spagnole hanno ripreso da mesi a dare ossigeno alle imprese che non hanno, per giunta, crediti pregressi verso le amministrazioni pubbliche. A Madrid, insomma, si è scelta la strada “chirurgica”, con beneficio per le imprese non finanziarie. In Italia, al solito, si è privilegiata la “stabilità” (a partire dai cda e dai poteri delle Popolari) a danno dei clienti.