Fisco, ecco i Paesi che non “collaborano”

CHI HA FIRMATO – Nelle ultime settimane prima la Svizzera e il Liechtenstein, poi anche il Principato di Monaco, hanno fatto progressi in materia di trasparenza fiscale, firmando gli accordi con l’Italia che hanno messo fine al segreto bancario.

PARADISI FISCALI – Eppure ci sono ancora 12 Paesi, tra cui Panama, Libano, Brunei e Trinidad e Tobago, che restano arroccati nelle loro torri d’avorio di paradisi fiscali: fanno ancora resistenza nonostante gli forzi internazionali di lotta all’evasione transfrontaliera. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del Global Forum Ocse sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali.

IL MONITORAGGIO – Il Global Forum ha completato 183 valutazioni giudicando la disponibilità di informazioni, la loro accessibilità e la possibilità o meno di scambio. Il monitoraggio avviene in due fasi: nella fase uno viene esaminata la cornice legale e regolatoria rispetto agli standard internazionali, nella seconda si valuta invece lo stato di implementazione pratica di questa cornice. Ed è proprio qui che emergono gli “irriducibili”, ovvero quei Paesi che, tra quelli presi in esame, non riescono a passare dalla fase uno alla fase due e che l’organizzazione definisce “giurisdizioni bloccate”.

LA LISTA DEGLI 12 – Sono in tutto 12: Brunei, Isole Marshall, Dominica, Micronesia, Guatemala, Libano, Liberia, Panama, Nauru, Svizzera, Trinidad e Tobago e Vanuatu. Negli ultimi mesi, riconosce però il rapporto, la Svizzera ha fatto degli importanti progressi ed è per questo in corso una nuova analisi più aggiornata che la porterà con ogni probabilità a superare il primo stadio. All’elenco vanno però in qualche modo aggiunti anche gli Stati che sono passati alla fase due, ma che proprio da questo esame risultano “non conformi” agli standard: si tratta di Isole Vergini Britanniche, Cipro, Lussemburgo e Seychelles.

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