MEDITERRANEO, UN QUADRO IN CHIAROSCURO – L’ultimo rapporto sulle economie del Mediterraneo, curato da Eugenia Ferragina dell’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del Cnr di Napoli, evidenzia nelle sponde Sud e Sud Est un quadro in chiaroscuro: aumento del Pil ma scarso welfare, investimenti stranieri in calo ma aumento del traffico merci marittimo. Lo segnala una nota dello stesso Cnr notando come la distanza economica tra Nord e Sud rimanga un fattore caratterizzante del bacino, nonostante le prestazioni positive di cui le economie sud-orientali della zona sono state protagoniste ancora di recente, riducendo almeno in parte il divario.
DIVARIO TRA NORD E SUD SI RIDUCE, MA NON BASTA – La popolazione che vive con meno di 1,25 dollari al giorno (valori 2005) nella sponda meridionale del Mediterraneo nel 2012 rappresentava il 43% del totale, mentre negli altri paesi in via di sviluppo era del 62%. L’aumento del Pil nelle aree sud e sud-est del bacino, però, “non è sufficiente a proteggere dal rischio di povertà e al contempo non esiste un sistema di welfare e di protezioni che rappresenti un’ancora di salvezza”, tanto più che uno dei fenomeni trasversali osservati è quello dell’elevata disoccupazione. Le debolezze strutturali responsabili della scarsa attrattività della sponda Sud del Mediterraneo appaiono infine legate ad un modello di specializzazione basato prevalentemente sulle risorse naturali e le dimensioni limitate dei mercati e degli scambi tra i paesi della riva Sud.