Quando si parla di consulenza finanziaria, al di là delle discussioni sui massimi sistemi che ne evidenziano la bontà, risulta utile, se si vuole parlare alla platea dei risparmiatori, chiarire quali siano i costi e i benefici concreti. Per farlo ci aiuta una interessante analisi a cura di Pierluigi Santacroce, consulente finanziario ideatore e responsabile allo sviluppo presso il portale Benessere Patrimoniale, sito dal quale è tratto l’articolo. Buona lettura.
Nell’ultimo periodo, sempre più spesso, mi sono posto questa domanda: -“I risparmiatori, necessitano di consulenza finanziaria?”- . Ad inizio 2017 ho pubblicato un articolo a riguardo che puoi leggere qui e continuo ritenere che il bisogno di una corretta “consulenza finanziaria” e della relativa “pianificazione finanziaria” sia sempre più evidente.
Un consiglio in materia è molto importante, ma deve essere coerente, condiviso e soprattutto deve aggiungere valore a ciò che si è fatto nel passato!
Il contesto dei tassi bassi, se non addirittura negativi, e le turbolenze che hanno attraversato i mercati di tutto il mondo negli ultimi anni, mettono al centro una necessità; quella di pianificare le proprie esigenze finanziarie con un professionista di fiducia. Il comportamento di alcune realtà, che attraverso i propri collaboratori o dipendenti hanno cagionato danni ai risparmiatori in palese conflitto di interesse, non ha aiutato a diffondere fiducia tra i risparmiatori ma il suggerimento di scegliersi un buon consulente resta valido.
Distinguere, tra il buono e il cattivo, naturalmente non è facile.
Negli Stati Uniti, per esempio, le banche non possono consigliare ad un cliente cosa scegliere tra un titolo di stato o un’azione ordinaria; ma una restrizione di questo tipo è corretta? Non sono gli operatori finanziari a detenere le informazioni che servono? Così come un paziente chiede al farmacista quale farmaco è corretto prendere tenendo conto dei possibili effetti collaterali, decisivo sarebbe fare un’analisi equivalente anche per quel che riguarda la propria situazione patrimoniale.
Privarsi della consulenza finanziaria significherebbe certamente eliminare gli eventuali problemi di conflitto di interesse ma non sempre i consigli che si ricevono sono scorretti o distorti.
Siamo sicuri che il costo della perdita dell’informazione non sia più elevato di quello relativo alla sua ricezione, anche se scorretta?
Il problema dell’educazione finanziaria nel nostro Paese è una realtà confermata da diversi sondaggi; molti sarebbero i vantaggi nell’avvio di una campagna che aumenti le competenze dei cittadini in questo senso. I benefici supererebbero certamente i costi per approntarla e i risparmiatori saprebbero riconoscere chi detiene le informazioni e le utilizza in maniera corretta. Potrebbero pianificare finanziariamente meglio i loro personali obiettivi.