Mercati emergenti, cavallo vincente del 2019?

Le economie dei mercati emergenti stanno già superando quelle delle controparti sviluppate. E saranno ulteriormente favorite da un rimbalzo.

Questo è ciò che si evince dall’approfondimento “Fixed Income: previsioni per le obbligazioni dei mercati emergenti”, a cura di Mary-Therese Barton (nella foto), Head of Emerging Market Debt di Pictet Asset Management.

Le obbligazioni dei mercati  emergenti (ME) oggi sono in una posizione ottimale rispetto allo scorso anno, il quale è stato un anno abbastanza complicato anche sotto questo aspetto.

Due sono i fattori che inducono a formulare un giudizio così positivo. Innanzitutto, sebbene l’economia globale sia in rallentamento, le economie emergenti stanno andando relativamente meglio rispetto alle controparti sviluppate. In secondo luogo, i governi di tutto il mondo stanno attuando politiche mirate a stimolare la crescita. Storicamente, gli attivi dei mercati emergenti tendono a sovraperformare in entrambi questi contesti economici.

L’indicatore anticipatore mondiale, che si occupa di prevedere cosa potrebbe succedere alla crescita globale, ha registrato una brusca tendenza al ribasso dal picco del 2017. Ma, sebbene le previsioni si siano indebolite anche per i mercati emergenti, il grosso del rallentamento globale è riconducibile alle economie sviluppate.

La serie di rialzi dei tassi operata dalla Federal Reserve statunitense fino allo scorso dicembre, l’atteggiamento belligerante del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo al commercio mondiale, i cambiamenti nella domanda globale di automobili, oltre a problemi più legati a singoli Paesi come l’incertezza politica di Italia e Regno Unito, hanno fatto sì che le economie sviluppate scalassero una marcia.

Inoltre il grosso del rallentamento dei mercati emergenti si è concentrato in Turchia e Argentina – due Paesi che hanno sofferto ferite economiche autoinflitte.

Di conseguenza, il differenziale di crescita delle economie emergenti rispetto alle controparti sviluppate è aumentato considerevolmente lo scorso anno fino a raggiungere un divario che è adesso ai massimi dal 2013.

È importante poiché in periodi in cui l’economia globale ha subito un rallentamento non uniforme, con le economie in via di sviluppo che hanno sovraperformato, le valute dei mercati  emergenti si sono apprezzate sul dollaro – a un ritmo dell’1,7% l’anno in media.

Mercati emergenti: pronti per un rimbalzo

Non è solo la Fed ad avere iniziato a reagire al rallentamento globale. La Banca Centrale Europea sta riprendendo le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine  per le banche (TLTRO – targeted longer-term refinancing operation), nell’ottica di sostenere l’economia dell’eurozona, attualmente in arresto.

Ma ancora una volta, è la Cina la principale fonte di stimoli derivanti da una politica monetaria aggressiva. Con l’obiettivo di far ripartire i prestiti ai privati, infatti, la People’s  Bank of China ha ridotto di cinque volte il coefficiente di riserva obbligatoria delle banche nel corso del 2018; e ulteriori tagli sono previsti nei prossimi mesi. Contemporaneamente, il governo cinese ha bruscamente aumentato gli investimenti in infrastrutture, dopo averli tagliati nel 2018.

Tra i Paesi emergenti, troviamo particolarmente interessante il Brasile, la cui agenda delle riforme varata dal nuovo governo ha contribuito a riportare  l’attenzione sui fondamentali positivi del Paese. In effetti, apprezziamo l’America Latina in generale.

Per contro, le economie con grandi squilibri, non ultime Turchia e Argentina, sono destinate a rimanere vulnerabili a brusche correzioni.

Il quadro  complessivo suggerisce, quindi, che dopo le turbolenze del 2018, molti Paesi dei mercati emergenti dovrebbero beneficiare della loro forza relativa rispetto ai Paesi sviluppati, insieme alle prospettive realistiche di una ripresa generalizzata più avanti nel corso dell’anno.