L’economia cinese sta rallentando, ma migliora la qualità della crescita

A cura di Jasmine Kang, gestore del fondo Comgest Growth Greater China
La maggior parte degli investitori prevede che il rallentamento dell’economia cinese continuerà e si chiede inoltre se i consumi delle famiglie saranno sufficienti per sostituire i vecchi motori – lo sviluppo immobiliare e le spese per le infrastrutture. Questo riequilibrio dell’economia sta già avvenendo: quasi l’80% della crescita del PIL cinese proviene oggi dai servizi, mentre nel 2011 la percentuale era del 40%.
Molti investitori affermano che il dato ufficiale sulla crescita (7% per il primo semestre del 2015) non è coerente con altri dati economici, come la domanda di elettricità, la creazione del credito o l’avvio dei cantieri per la costruzione di appartamenti. Gli indicatori passati non riflettono per forza alcune tendenze positive, mentre quelli della nuova economia – prezzi del settore dell’edilizia residenziale, numero di passeggeri dei voli, crescita degli abbonamenti 4G di China Mobile, incassi lordi ai botteghini – mostrano tutti segni di resilienza.
Così, l’indice MSCI China (escluso il comparto energetico) non è diminuito nel 2015, mentre l’MSCI China ha registrato un calo del 5% nello stesso arco temporale. Il consumo di energia avanza a ritmo più lento, mentre il resto dell’economia resta stabile. Se alcuni marchi di consumo come McDonald, TingYi (prima società cinese di noodles istantanei) o alcuni marchi attivi nel lusso hanno pubblicato cifre negative provenienti dalla Cina, altre società come Uniqlo o Nike continuano a registrare una crescita superiore al 20%.
I comportamenti evolvono rapidamente in Cina, con l’espansione del commercio on-line e con un numero crescente di giovani consumatori. Malgrado questi cambiamenti, il tasso di crescita globale del commercio al dettaglio in Cina resta solidamente ancorato ad un +10%. L’enorme domanda proveniente da 1,3 miliardi di persone costituisce il principale incentivo. Il terziario, che pesa ormai quasi il 50% dell’economia totale e registra una crescita a due cifre, continuerà ad alimentare la crescita e il riequilibrio dell’economia cinese.
Il rapporto debito totale della Cina su PIL è superiore al 200%, ma il governo lavora in vari modi per contenere il rischio. Numerose misure sono in corso, come un maggiore rigore e una più grande trasparenza nei prestiti agli enti locali, l’apertura graduale del mercato dei capitali e l’integrazione del RMB nel DTS. Non abbiamo ancora registrato grandi défaillance all’interno del sistema finanziario o tra le imprese.
Il governo cinese, al contrario, ha preservato la stabilità del mercato immobiliare, con i prezzi che restano stabili mentre i progetti continuano. L’economia cinese sta rallentando, ma la qualità della crescita migliora, con un rischio relativamente ben gestito.
L’apertura del mercato azionario A-share ci permette di identificare valori molto interessanti, con debito ridotto o inesistente, un’esposizione minima al rischio di cambio, un modello operativo generalmente semplice e sostenibile che offre una valorizzazione attraente. Malgrado il divario culturale e linguistico, gli investitori devono essere pronti a familiarizzare ancora di più con la Cina.

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