La volatilità torna a far capolino

di P. Rosenstreich, Head of Market Strategy e Y. Quelenn, analista di Swissquote

Come da copione, man mano che ci avviciniamo agli appuntamenti clou del mese di giugno (referendum inglese sulla permanenza nella UE e riunione del Federal Open Market Committee della Fed) i mercati iniziano a tirare il freno concentrandosi sui possibili risvolti negativi. E’ facilmente prevedibile che il market sentiment rimanga debole anche per la prossima settimana con un consolidamento dei livelli raggiunti dalle varie asset class.
Ci sono sufficienti evidenze che ci portano a credere che la curva dei tassi dei principali Paesi sarà l’elemento sui cui convergerà la maggiore attenzione con una predisposizione ad ulteriore discese. Sul mercato azionario, il 15 giugno non passerà inosservata la decisione del MSCI se introdurre o meno i titoli azionari cinesi di classe A all’interno dell’equity index più utilizzato al mondo mentre l’avversione al rischio in formazione non potrà che rafforzare il valore del dollaro USA come bene rifugio nei confronti della maggiorparte delle monete G10 e dei Paesi emergenti. Se si dovesse fare una scommessa, punteremmo sulla Corona svedese, soprattutto ora che il pattern sta mostrando una formazione rialzista destinata a rafforzarsi.
Un discorso a parte meriterebbe il cross con lo yen: il cambio USD/JPY infatti si sta posizionando tra 106,85 e 107,30 grazie alle coperture short, tuttavia, a causa dei macro-eventi esogeni di cui sopra, i traders non si faranno trovare impreparati nel caso di un veloce ribaltamento della direzionalità. Nonostante una crescita dei prezzi alla produzione (+0,2%) nel mese di maggio migliore del previsto, il valore delle esportazioni è rimasto piatto evidenziando un importante declino se paragonato al dato di un anno fa (-4,5%).
Per quanto il Giappone si confermi dunque ancora in deflazione, non ci aspettiamo un aggiustamento significativo della politica monetaria della BoJ la prossima settimana, ritenendo che alcune misure (come un rafforzamento del QE e una versione fiscal inedita del cosiddetto “helicopter money”) potrebbero più verosimilmente essere prese nel mese di luglio. Proprio a causa delle azioni imminenti da parte delle istituzioni giapponesi, preferiamo posizionarci lunghi di oro e corti di yen per sfruttare questa opportunità di investimento.
Un ulteriore elemento che ci porta a ritenere che le pressioni in vendita siano in aumento è l’analisi incrociata con l’andamento del petrolio. Se guardiamo il grafico del WTI da inizio anno possiamo notare che dopo aver registrato il suo minimo l’11 febbraio a 26,05 dollari, il petrolio ha inanellato una serie di rialzi continui (ad eccezione del  ritracciamento durato un paio di settimane a fine marzo) e fintantochè il trend si è mantenuto in ascesa la volatilità complessiva è diminuita. In questo momenti il prezzo al barile è sopra i 50 dollari ma i fondamentali del recupero sono in esaurimento: l’eccesso di offerta non verrà verosimilmente contrastata poichè non vi è ancora un accordo dei Paesi Opec in tal senso. D’altra parte 50 dollari rapresentano un punto d’equilibrio sia per i produttori di shale gas che per l’Opec poichè è in grado di mantenere inalterate le quote di produzione. Per tutti questi motivi non crediamo in un ulteriore rialzo dei corsi del petrolio almeno nelle prossime settimane e preferiamo posizionarci verso un ritracciamento dello stesso a 45 dollari.