A cura di Paul Brain, Head of Fixed Income di Newton (Bny Mellon)
La resistenza dimostrata dall’economia europea dopo il voto sulla Brexit implica che ci sono ben poche ragioni per procedere a un ulteriore allentamento monetario. Pertanto, la BCE ha mantenuto i tassi invariati al -0,4%, pur enfatizzando il fatto che le politiche resteranno accomodanti e che il programma di acquisto titoli potrebbe essere esteso oltre il termine originale del marzo 2017 (ma senza una vera e propria assunzione di impegni in tal senso).
Il mancato taglio dei tassi sembra aver deluso gli investitori obbligazionari posizionati sulla parte a breve termine della curva, e ha spinto leggermente al rialzo l’euro, suggerendo che i mercati si aspettavano almeno in parte una qualche forma di stimolo. I titoli di Stato a 2 anni della Francia e della Germania scambiano a livelli inferiori alla liquidità (-0,62% contro il -0,4%), confermando che gli investitori contavano su un taglio dei tassi, piuttosto che in una semplice constatazione del fatto che tutto va bene e che non occorrono nuove misure.
Anche i possibili cambiamenti tecnici al programma di acquisto titoli sono stati rimandati per un certo periodo di tempo, forse fino alla fine dell’anno. Ciò potrebbe peggiorare ulteriormente l’umore dei mercati, che si aspettavano che la BCE modificasse le principali restrizioni al capitale così da poter acquistare più bond periferici (alleviando pertanto il problema della carenza di obbligazioni dei Paesi centrali). Forse gli spread torneranno ad ampliarsi, anche se la costante ricerca di rendimenti da parte degli investitori potrebbe contenere questo effetto.
Ci aspettiamo che i ritorni delle obbligazioni governative continuino ad aumentare leggermente, un processo iniziato a luglio. Abbiamo assistito a questa tendenza diverse volte sin dalla crisi finanziaria. I mercati sopravvalutano gli shock (in questo caso la Brexit) spingendo i rendimenti obbligazionari al ribasso; quindi chiedono a gran voce nuovi stimoli dalle Banche Centrali proprio per giustificare i ritorni più bassi. Quando i tagli ai tassi tardano ad arrivare (senza che sia la fine del mondo), allora i rendimenti obbligazionari risalgono. Se la Fed discuterà concretamente di un rialzo dei tassi, crediamo che la breve fase orso cui stiamo assistendo potrebbe svilupparsi in un vero e proprio “bond tantrum”.