A cura di Adrien Pichoud, Chief Economist Syz Asset Management
Nel 2016, il sentiment degli investitori è passato dalle preoccupazioni per la recessione e la deflazione all’ottimismo rispetto alla crescita, ad aspettative di inflazione in aumento e all’agognata normalizzazione della politica monetaria. Se questa recente dinamica sia effettivamente sostenibile è il quesito principale a cui dovremo rispondere nel 2017.
L’economia globale sarà in grado di sorprenderci favorevolmente ? La risposta, in sintesi, è : probabilmente sì, ma solo per un breve periodo di tempo, prima che la prova della verità sui fattori strutturali sottostanti superi le dinamiche cicliche. È interessante constatare che un numero insolito di fattori ha il potenziale di influenzare gli sviluppi ciclici : le politiche fiscali, monetarie e commerciali negli Stati Uniti, la politica monetaria e una fitta agenda politica in Europa, i trend del dollaro statunitense e il conseguente impatto sulle economie emergenti, le implicazioni del deprezzamento dello yuan cinese e l’andamento del prezzo del petrolio.
Tutti questi fattori aumentano i rischi di coda di uno scenario economico centrale non molto diverso da quello del 2016, ma difficilmente possono imprimere un cambiamento decisivo del trend strutturale : la graduale e inesorabile giapponesizzazione dell’economia globale. Tre caratteristiche chiave che si sono affermate in Giappone negli ultimi due decenni stanno diventando un comune denominatore di una parte crescente del mondo : il rallentamento dei trend demografici che mina la crescita potenziale del PIL, gli inferiori tassi di utilizzo delle capacità e il crescente indebitamento. Ovviamente l’Europa è più avanti in questo processo, con la questione demografica che ormai rappresenta un problema serio, una capacità di produzione ampiamente inutilizzata e un livello di indebitamento pubblico elevato.
L’economia statunitense sta registrando anche un rallentamento della crescita della forza lavoro, un calo dei tassi di utilizzo delle capacità e livelli di indebitamento crescenti, soprattutto nel settore pubblico e in quello aziendale. Diverse economie emergenti stanno già seguendo queste dinamiche, prima fra tutte la Cina, che deve affrontare gli stessi problemi demografici, di eccesso di capacità e di indebitamento. Se si guarda al futuro, è piuttosto difficile immaginare uno scenario (pacifico) caratterizzato dall’inversione di queste dinamiche a livello globale. C’è un altro aspetto dell’analogia con il Giappone che presenta implicazioni meno negative : finché le condizioni monetarie vengono mantenute estremamente accomodanti, i livelli di indebitamento elevati e in crescita non sono di per sé un problema, se il costo degli interessi e del differimento del debito resta basso.
Questa situazione in stile giapponese di indebitamento elevato e politiche monetarie accomodanti, dunque, potrebbe durare a lungo. Periodi di crescita e ottimismo seguono a fasi periodiche di deflazione e recessione e a fluttuazioni dei cambi e dei tassi di interesse, senza riuscire a sfondare il range di bassa crescita, né al rialzo né al ribasso. Riuscire a identificare questi cambiamenti ciclici, dunque, è essenziale per poter formulare ipotesi macroeconomiche (e di mercato).