La consueta indagine globale “State Street 2015 Asset manager survey” quest’anno è stata condotta su 400 asset manager (4 italiani) e ha prodotto risultati decisamente interessanti. In primo luogo vi sono molti motivi di ottimismo, a partire dalla raccolta sempre più ingente, alle previsioni positive per il futuro. Positività che nemmeno le nuove forme di concorrenza che ci si attendono e i rischi che si profilano all’orizzonte sembrano scalfire. Il mercato però è in crescita e questo crea diverse opportunità per quegli attori in grado di coglierle. E, visto che i clienti puntano a ottenere maggiore soddisfazione dai propri investimenti, i gestori si stanno muovendo per poter proporre nuove offerte: il 78% dichiara infatti che nei prossimi cinque anni una maggiore proporzione degli asset della propria clientela sarà veicolata verso soluzioni su misura.
E le nuove forme di concorrenza? Il 79% intravvede attori non tradizionali, da Google a Apple ad Alibaba. Anche se l’81% dei fondi pensione prevede di aumentare la quota di portafoglio gestita al proprio interno e il 95% intravvede prospettive positive per quanto riguarda possibili acquisizioni (sempre secondo la ricerca il 46% è già oggi alla ricerca di potenziali target da acquisire).
La survey di State Street identifica quattro value driver che potrebbero diventare elementi di successo in futuro. In primo luogo la rimodulazione dei prodotti sulla base delle nuove esigenze della clientela, soprattutto soluzioni multi asset basate sui risultati. L’obiettivo è quindi cerare valore con fondi performanti, smart beta, etf, ecc. In secondo luogo la personalizzazione dei servizi: più attenzione alla clientela in termini di maggiori informazioni, trasparenza di rendimento, rischi degli investimenti. Da questo deriva anche una gestione del rischio da spiegare al cliente: gli strumenti sul lato gestionale ci sono, vanno resi disponibili e spiegati alla clientela. Tenendo conto anche che negli ultimi 12 mesi le preoccupazioni in materia si sono affievolite. Infine una maggiore sofisticazione nelle procedure che può creare valore su scala. Non si intravvedono infatti riduzioni in termini di pressione sui costi e quindi l’efficientamento operativo resta sempre in cima ai pensieri. L’81% ha aumentato gli investimenti in tecnologia ma ora forse è giunto il momento di esternalizzare a società apposite (spesso startup) parte dei processi tecnologici. M.M.