Escludendo un hard landing in Cina, restano le condizioni per uno scenario positivo

a cura di Banca Intermobiliare

Dopo la fase di forte nervosismo che ha caratterizzato nelle ultime settimane i mercati finanziari, proviamo a fare il punto su cosa funziona e cosa no nello scenario di riferimento.
Tra i fattori di supporto si possono annoverare:

– l’economia americana: gli indicatori macro hanno continuato a fornire buoni segnali di crescita, riassunti dal dato sul PIL del 2Q a +3.7% e con le stime sull’intero anno che restano posizionate per una espansione vicina al 2.5% (ulteriori importanti indicazioni al riguardo potranno arrivare venerdì con i dati sul mercato del lavoro);

– l’economia europea: seppure in misura meno brillante rispetto alle precedenti aspettative, continua a fornire segnali di progressivo miglioramento, come confermato anche dagli indici Manufacturing PMI pubblicati oggi (il dato aggregato dell’area Euro si mantiene ormai da sei mesi al di sopra di 52);

– i risultati aziendali: la recente reporting season ha confermato il buono stato di salute del mondo aziendale sia negli Stati Uniti (dove i livelli di marginalità si sono mantenuti su livelli record) che in Europa (dove sono state confermate le aspettative di miglioramento sul fronte reddituale);

– la BCE e le altre Banche Centrali: con l’esclusione della FED e della BoE, tutte le principali Banche Centrali mantengono una impostazione chiaramente espansiva.

Tra gli elementi di preoccupazione si possono individuare:

– la Cina: il rallentamento dell’economia cinese costituisce sicuramente il
fattore di maggiore preoccupazione considerato il potenziale effetto contagio sulla crescita globale;

– gli altri Paesi emergenti: le difficoltà della Cina ed il crollo delle commodities sta ulteriormente mettendo in crisi il mondo
emergente che stava già di per se attraversando una fase economica complicata;

– il crollo delle commodities: rappresenta un elemento di preoccupazione nella misura in cui in passato ha spesso avuto un valore segnaletico per le recessioni e nella misura in cui può portare a crisi finanziarie di alcuni paesi emergenti; tuttavia, sulle commodities la chiave di lettura non è univoca dato che la debolezza è in molti casi conseguenza dell’eccesso di offerta ed il calo dei prezzi costituisce una fattore espansivo per molte economie;

– la FED: per quanto la Yellen cercherà di trasmettere un atteggiamento comunque accomodante, è un dato di fatto che la fase di transizione della politica monetaria della FED costituisce un fattore di disturbo per i mercati dopo otto anni di tassi zero e QE;

– le valutazioni di Wall Street: con un P/E forward superiore a 15x per l’S&P500 e con i margini reddituali su livelli record, la Borsa americana è decisamente ben valutata.

– la configurazione tecnica degli indici: la correzione di agosto ha peggiorato sensibilmente il quadro tecnico, soprattutto sull’S&P500, la cui lateralizzazione da inizio anno aveva già fornito dei segnali di “stanchezza”.

Se si guarda alle prospettive di medio termine, il vero fattore di preoccupazione è rappresentato dalla Cina: al momento vi sono ancora le condizioni affinché l’economia cinese si limiti ad un rallentamento e grazie anche ai corposi interventi di policy (monetaria e fiscale) non vada incontro ad un hard landing.

In questo caso vi sono tutti gli elementi per puntare ancora su uno scenario costruttivo con l’economia americana che prosegue sul percorso di crescita, seppure inferiore ai cicli passati, e con l’economia europea che concretizza i segnali di miglioramento.
Tanto più in un contesto di bassa inflazione, in cui le Banche Centrali possono continuare a fornire un importante supporto; la stessa FED, che è in una fase di politica monetaria delicata, in questo contesto inflattivo resterà decisamente accomodante.
Al tempo stesso, non si può nascondere che lo scenario presenta dei rischi: quello cinese resta un mondo caratterizzato da molti squilibri che dovranno essere progressivamente affrontati e la perdita di credibilità a cui sono andate incontro le autorità negli ultimi mesi, associata alla proverbiale scarsa trasparenza del paese, contribuisce ad alimentare i timori degli operatori.
Inoltre, il lunedì nero della settimana scorsa ha anche evidenziato come le Borse, guidate in questi anni in primo luogo dalla liquidità, possono reagire con un nervosismo che va ben al di là di qualsiasi considerazione tecnica o fondamentale.

In questo scenario le Borse europee dovrebbero ancora presentare il miglior rapporto rischio-rendimento, nel senso che, pur essendo tutt’altro che immuni dalle fasi negative, continuano a presentare un buon potenziale di ritorno in un contesto in cui il rialzo dovrebbe essere guidato prevalentemente dall’espansione degli utili.