A cura di Wings Partners Sim
Ombre sulle future mosse della Fed. Le dichiarazioni del n° 2 della Banca Centrale, Fischer, che si sono rivelate particolarmente enigmatico sia sul numero di rialzi da attendersi quest’anno sia sulle tempistiche, riuscendo a mettere in dubbio tra gli analisti perfino la possibile direzione degli interventi di politica monetaria (ovvero tassi al rialzo ma potenzialmente anche al ribasso).
Tuttavia, resta incrollabile la fiducia del popolo americano (i cosiddetti Soft Data) con l’indice della Philly Fed che si porta ai massimi da 33 anni; la dicotomia tra realtà fattuale ed aspettative si fa di giorno in giorno più marcata, resta da vedere chi andrà a compensare che cosa, ricordando che, come disse il buon Benjamin Franklin, “chi vive sperando, muore digiuno”.
Dove c’è poca incertezza invece è nella dinamica dell’inflazione, in queste settimane in chiaro rialzo ed ormai stabilmente sopra la soglia di guardia delineata dalla FED al 2%, in attesa dell’indicatore preferito da questo istituto, il PCE in pubblicazione il 1° marzo; il rischio che la FED si dimostri troppo cauta nel reagire alle pulsioni inflazionistiche continua ad alimentare i “reflation trades” da parte degli operatori finanziari, e da qui possiamo quindi trovare giustificazione del costante supporto di cui hanno goduto le materie prime, non sempre giustificato dai fondamentali (come per il Petrolio ad esempio) registrato in questo avvio d’anno.