Fallimenti bancari: dal salvataggio a carico dei contribuenti al quello a carico degli azionisti

LE NUOVE MISURE UE – Durante l’Ecofin del 27 e 28 Giugno 2013 i capi di stato dei 27 paesi membri dell’Ue hanno trovato un accordo sulle modalità di risanamento da avviare, nell’ipotesi di fallimento di un istituto finanziario. Il meccanismo pensato non si allontana molto dall’esperienza di Cipro. La regola di base è che, se una banca fallisce, interverranno per il salvataggio in prima battuta gli azionisti, poi gli obbligazionisti e, infine, i depositanti con giacenze superiori ai 100 mila euro.

DUE TIPI DI SALVATAGGIO – Alla luce di queste misure, che entreranno in vigore a partire dal 2018, non è  più corretto paralare di “bail out” delle banche (ossia salvataggio a carico dei contribuenti) ma di “bail in”, il salvataggio diventa un onere dei privati (azionisti e creditori della banca), che  sono chiamati a coprire fino all’8% delle passività totali.  Nel programma, inoltre, è stato stabilito che ogni Stato deve dotarsi  di un fondo di liquidazione con una dotazione pari all’0,8% dei depositi garantiti, che servirà a garantire fino al 5% delle passività, ciò al fine di  scongiurare il ricorso al Meccanismo europeo di stabilità (Esm), il quale interverrà solo in casi eccezionali.

SODDISFATTO SACCOMANNI – Soddisfatto di questa proposta il ministro delle Finanze Saccomanni, che ritiene si sia raggiunto “un buon compromesso nella direzione dell’Unione bancaria che contribuisce a spezzare il circolo vizioso tra rischio sovrano e rischio bancario”. Se una banca fallisce, il Paese a cui la stessa fa capo, non sarà costretto ad emettere ulteriore debito sovrano o a chiedere sacrifici ai propri contribuenti, per intervenire nel salvataggio.

LE RESPONSABILITA’ DEGLI INVESTITORI – Dal lato degli investitori invece, è richiesta una maggiore assunzione di responsabilità nello scegliere la banca all’interno della quale effettuare investimenti (azioni, obbligazioni) o detenere della disponibilità liquide, in quanto in caso di ricorso al “bail in”, saranno i primi a partecipare in solido alle perdite. Da qui la necessità per ciascun risparmiatore/investitore, che intenda avviare un rapporto con un istituto di credito, di svolgere una accurata valutazione circa la solidità patrimoniale dello stesso, la sua capacita di far fronte agli impegni finanziari assunti e le strateglie aziendali a cui si ispira.

I DEPOSITANTI – Per coloro, invece  che hanno la necessità di depositare capitali rilevanti, diventa imprescindibile un atteggiamento rivolto alla diversificazione del rischio dividendo i propri risparmi presso più istituti fidati, senza mai superare la soglia di 100mila euro, per la quale vige  la garanzia del Fondo Interbancario Tutela depositi.

I CONTI DEPOSITO CONVENIENTI – Il risparmiatore che desidera affrontare i prossimi mesi in serenità e intende parcheggiare, fino a fine anno la propria liquidità ricevendo un rendimento interessante, può attivare un conto deposito a 6 mesi. Attualmente  tra le proposte più competitive primeggia il tasso lordo annuo pari a 3,80% del conto Eurodeposit di Privat Bank, ma molto vantaggiosa è anche l’offerta di Chebanca! la quale, per i nuovi clienti o per la nuova liquidità, riconosce in via anticipata interessi pari al 3,50% lordo annuo. Un rendimento un pochino inferiore, pari a 3,40% lordo annuo è erogato invece sul conto deposito Sicuro di Banca Marche.

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