Petrolio low cost: quali gli effetti sul prezzo della benzina

Continua la discesa dei prezzi del petrolio che ora ha registrato i minimi da 12 anni a questa parte attestandosi alla soglia dei 30 euro. Il greggio Wti a New York scivola a 29,93 dollari, rompendo una importante soglia psicologica.

LA COMPONENTE TASSE – Eppure la benzina, almeno in Italia, resta cara. Una delle ragioni principali sul perché i prezzi alla pompa di benzina non diminuiscono riguarda la tassazione. Secondo l’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero dello Sviluppo Economico (aggiornato ad Ottobre 2015), “la differenza positiva con gli altri paesi è in larga misura dovuta alla tassazione superiore: la componente fiscale della benzina italiana è superiore di 15 e 13 centesimi rispetto a Francia e Germania ed è inferiore di 4 centesimi rispetto prezzo medio nel Regno Unito, convertito in euro”.

COSTI EFFETTIVI – Di fatti, nel nostro Paese, la benzina a monte di tasse e accise costa 0,479€/l, evidenziando un differenziale di +3 centesimi rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, e uno stacco di 1,4 centesimi rispetto all’area euro; considerando invece la benzina al consumo, si registra un prezzo di 1,473 €/l, con un differenziale di + 18, +16 e -1 centesimi rispetto a Francia Germania e Regno Unito. Di conseguenza, anche se il prezzo del petrolio raggiunge livelli molto bassi, la componente fiscale del prezzo della benzina rallenta la discesa del costo del carburante.

VECCHIE ACCISE – È da sottolineare, infine, che alcune delle accise pagate dagli italiani sulla benzina risalgono a oltre 80 anni fa ed erano state introdotte per il finanziamento di specifici progetti o a copertura di necessità straordinarie, senza più essere rimosse una volta terminata l’esigenza, come ad esempio il finanziamento della guerra d’Etiopia 1935-36, che pesa per lo € 0,000981 sulla formazione del prezzo, o il finanziamento della missione in Bosnia del 1996, che pesa per il 0,0114.