Conti correnti, interessi e dividendi: così muore il segreto bancario

Addio segreto bancario. L’Ecofin ha approvato una direttiva che permette lo scambio automatico di informazioni sui conti correnti, archiviando di fatto il segreto bancario. Dal 2017 niente più limiti: il primo scambio riguarderà i dati 2016. Ecco cosa cambia secondo Il Sole 24 Ore.

ESTENSIONE – L'Ecofin di ieri ha dato il via libera alla scelta di estendere tra gli altri a interessi, dividendi, saldi di conti correnti e benefici derivanti da vendite di attività finanziarie lo scambio automatico di informazioni. Austria e Lussemburgo si sono opposti per anni a questa possibilità, ma la pressione internazionale ha modificato gradualmente il loro atteggiamento dopo che anche la Svizzera ha ridotto l'importanza del segreto bancario.

MULTINAZIONALI NEL MIRINO – Approvata anche una direttiva che regolamenta il rapporto tra società madre e società figlia in uno stesso gruppo. Il via libera riguarda una “clausola anti-abusi”, cioè una modifica alla direttiva sulle società sussidiarie (o direttiva “madri-figlie”), nata nel 2011 per assicurare che i profitti realizzati da gruppi che operano in più Paesi non vengano tassati due volte.

BENEFICI FISCALI – Nel 2013 la Commissione ha però richiesto la revisione della direttiva e l'introduzione di una norma anti-abusi perché si è resa conto che alcune multinazionali spostavano i profitti in Paesi a più basso prelievo fiscale. La clausola impedirà ai Governi di “concedere i benefici della direttiva sulle sussidiarie agli accordi che non sono genuini e sono stati realizzati per ottenere un vantaggio fiscale, senza riflettere la realtà economica”, spiega il Consiglio.

COMMON REPORTING STANDARD – Lo scambio automatico delle informazioni è una delle linee d'azione sempre più seguite a livello internazionale nella lotta all'evasione. Ad esempio, c'è lo scambio automatico dei dati finanziari messo a punto in ambito Ocse attraverso il Crs (Common reporting standard) con circa 100 paesi già coinvolti. Fra questi, in 52 (l'Italia, la Svizzera e alcuni dei Paesi a basso prelievo fiscale) hanno già sottoscritto l'accordo multilaterale per l'adozione dello standard e una quarantina hanno ufficializzato la volontà di adesione.

TAX RULING – L'esecutivo comunitario intende, inoltre, presentare nei primi mesi del 2015 un testo legislativo sullo scambio di informazioni relativo agli accordi fiscali tra gli Stati membri Ue e le multinazionali. Si tratta delle regole sui “tax ruling” oggi sotto osservazione per quanto riguarda Lussemburgo (sotto inchiesta dell'Antitrust europeo), Olanda e Irlanda.

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