La local tax sarà destinata a mandare in soffitta Tasi, Imu, Tosap (l’imposta sull’occupazione del suolo pubblico) e, forse, la Tari, che verranno tutte radunate in un’unica tassa sulla casa. Anche se la tassa sui rifiuti potrebbe essere esclusa.
I COLLOQUI – Iniziano oggi i colloqui del governo con l’Anci per discutere sulla tassa unica. Anche se, spiega La Stampa, le difficoltà legate ai meccanismi di calcolo del gettito potrebbero alla fine consigliare un “emendamento annuncio”, con data di avvio e contorni della riforma, rimandando i dettagli della stessa a qualche altro provvedimento applicativo.
PAGAMENTO UNICO – I sindaci chiedono tempo per far decantare un po’ la nuova imposta, che dovrebbe diventare operativa nella seconda metà dell’anno prossimo, semplificando la vita ai contribuenti con un pagamento unico. Anche se per il sospirato bollettino precompilato bisognerà aspettare il 2016.
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AUTONOMIA AI SINDACI – In ogni caso l’esecutivo sembra orientato a lasciare la massima autonomia impositiva ai sindaci, senza indicare forbici entro le quali dovrebbe oscillare l’aliquota e senza nemmeno introdurre dall’alto quelle detrazioni che dovrebbero salvare dal tributo gli immobili di minor pregio. Ma anche la piena libertà concessa ai sindaci di agire sulla leva fiscale potrebbe non far dormire sogni tranquilli ai contribuenti, soprattutto quelli che vivono in paesi e città con i bilanci in dissesto.
IL PESO DELLE TASSE – La Uil Servizio politiche territoriali evidenza che la Tasi sulla prima casa è risultata più cara della vecchia Imu per una famiglia su tre, mentre la tassa sui rifiuti è passata dai 225 euro medi a famiglia di cinque anni fa ai 320 di quest’anno. Per non parlare dell’addizionale comunale Irpef. Quest’anno sono 978 i comuni che hanno deciso di aumentare l’aliquota, con un aumento medio del 7%, che sale al 24,7% se calcolato sempre nell’ultimo quinquennio.
ADDIZIONALI STATALIZZATE – Con la local tax le addizionali Irpef dovrebbero se non altro essere “statalizzate”, continua il quotidiano torinese. Il gettito rimarrebbe invariato ma ad incassare sarebbe l’amministrazione centrale. Questo per compensare il mancato gettito dell’Imu su capannoni, alberghi e centri commerciali, circa 4 miliardi e mezzo che oggi vanno allo Stato e che domani sarebbero incassati dai Comuni.